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No fiori, solo opere di tranquillità

Trent’anni e nemmeno uno straccio di fidanzato da presentare, poi magari ne presenti uno all’ennesimo matrimonio della cugina e il fidanzato ti ha già mollata e quel “più uno” è l’ennesimo fallimento di una storia andata in malora.
Zio Giovanni, che è un signore, sono anni che mi promette una busta da centinaia e centinaia di euro (ndr: la busta al sud è la dote che lo zio lascia alla nipote il giorno del matrimonio). Con le sorelle ha già dato, con me è ancora lì che si chiede cosa farne di tutti quei soldi.

Zio Giovanni, che è un signore, all’ennesimo matrimonio familiare mi ha detto che se continuo così, a non sposarmi intendo, quel malloppo dovrà regalarlo a sua figlia, con moltissimo dispiacere suo – un po’ meno della figlia. Credo.

Inevitabile il confronto. Frotte di cugine maritate e felici, sorelle che dei loro rapporti sentimentali potrebbero farci un avvincentissimo manuale d’amore. Ben riuscito, sia chiaro.

Io invece a 32 anni rido ancora, e rido moltissimo di tutte le possibilità che mi son data.

Bisogna provarne tanti per trovare quello giusto” diceva la mia mamma, e io di questa frase ne ho fatto una regola assoluta. Ed è chiaro che tutto era fuorché un invito alla promiscuità, perbacco, ma l’amore, quello che ha come conseguenza il “per sempre” ha bisogno di raziocinio e sentire che il mare è pieno di pesci e che là fuori, forse non oggi, magari non domani, ma dopodomani sicuramente, quello giusto c’è, ci rinfranca dall’accontentarci.

Ora, sulle possibilità date io potrei scriverci un’intera stagione di “Sex and the city”, ma non sono qui per farmi ridere alle spalle, quindi mi limiterò ad un fatterello molto divertente.

In una delle mie tante stagioni di singletudine l’ennesimo amico decide di presentarmi l’ennesimo amico che, strano, a 30 anni non ha ancora trovato il suo “per sempre”.

Alla terza uscita mi ha chiesto quanto io mi occupassi della mia salute.

“In che senso?”
“Fai prevenzione?”

“In che senso?”

“Fai mammografia, esami, screening oncologici?”

“Ma io…”

Inutile dire che al quarto appuntamento non ci siamo mai arrivati.

Sono i trent’anni, signori. Gli anni in cui dopo il 730 il buzzurro di turno si preoccupa del tuo star bene, e tu invece che ad ogni prelievo del sangue chiedi all’amica di accompagnarti, ma solo perché la mamma è altrove e non può esserci. Sai di poter affrontare un prelievo senza la mamma ma sai anche che non c’è intoppo nella tua vita che la mamma non sia in grado di risolvere nel giro di 30 secondi.

Poi la vita ti mette davanti a domande a cui non pensavi di dover mai rispondere.

Per esempio: un’amica trentenne mi raccontava dell’ennesimo amico di amici “che devi assolutamente conoscere” e che si è presentato con nome e cognome.

Piacere, Patrizio Ansaldi” (ndr: è un nome di fantasia, chiaro no?).

Abbiamo riso, eccome se abbiamo riso, fino al momento in cui ci siam poste il dubbio che forse dietro a quel “Piacere, Patrizio Ansaldi” c’era la proposta del secolo che lì per lì ci sfuggiva. Dopo svariate tesi, domande, mezze risposte e qualche birretta, abbiamo capito che se uno si presenta con nome e cognome non è per galanteria da secolo scorso, macchè. Il giovanotto ha capito più di tutti che a trent’anni non c’è amore che tenga, che tutto ciò che vogliamo garantire, perché necessario, è la tranquillità. E un cognome, in certi casi, è ciò che può garantirci di vivere una vita serena senza doverci chiedere come fare e dove andare.

Questo è chiaro a molti, fuorché a noi del mondo dei tenacemente soli, che il solo baratto d’amore che apprezziamo è quello cantato da Renato Zero:“trova un pretesto, una ragione di più perché io ti dia del tu, dammi una traccia una tua foto semmai dammi gli estremi tuoi! Poi dimmi con calma quante crisi hai, se tu ti sei tolta l’appendice o la tieni e sei felice”. Era il 1979 e quanti anni aveva il buon Renato? 29, ça va sans dire!

Perché a trent’anni anche la geografia dei sentimenti cambia e dalle proposte d’amore siam passati, senza nemmeno accorgercene, alle proposte di tranquillità. E che gran peccato.

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