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Non è più la Bologna di una volta, uno sguardo al futuro della città (prima parte)

Per chi non lo avesse ancora capito, noi del Tiro, con entusiasmo e senza paracadute abbiamo deciso di organizzare una serie di iniziative, presso il Cortile Cafè di Via Nazario Sauro. La prima, per altro molto partecipata, si è concentrata sui movimenti demografici della Città Metropolitana di Bologna. Da questi dati possiamo quasi certificare che Bologna  non non è più quella di una volta, almeno nei numeri, certamente l’immigrazione interna ed estera, l’invecchiamento dei propri cittadini e al distribuzione dei redditi, sono in continua mutazione nel bene e nel male. Queste indicazioni ci danno la possibilità ragionare e consegnare al mondo politico e socio economico alcune riflessioni, per affrontare un futuro pieno d’incognite, ma sicuramente di sfide interessanti nel campo dell’innovazione sociale. Abbiamo snocciolato dati, cifre già sul nostro blog nel corso della serata e abbiamo consegnato alcune riflessioni sui temi trattati. Ci pareva però opportuno fare una chiaccherata (ripresa in due parti) anche con il protagonista della serata: Gianluigi Bovini, demografo e storico dirigente dell’ufficio di programmazione e statistica del Comune di Bologna.

Bovini, dalle sue ricerche possiamo dire che Bologna e la città metropolitana sono in continuo movimento demografico, quindi siamo ancora, nonostante la crisi che ha attraversato il paese, un territorio attrattivo?

Si assolutamente, una delle componenti fondamentali della dinamica demografica di Bologna, è il movimento migratorio. Quando una città attrae in modo consistente persone significa che il tessuto sociale ed economico è attrattivo. Vuol dire che Bologna offre dell’opportunità. Ogni anno in città ufficialmente trasferiscono la propria residenza 15.000 persone: di cui 9000 italiani, il 60%, i quali vengono soprattutto di altre regioni soprattutto meridionali e insulari, mentre gli altri 6000 sono stranieri.

Un altro fenomeno in aumento è sicuramente l’immigrazione dei cittadini stranieri, con tratti singolari, come le 150 etnie diverse sotto le due torri. Il tema è complesso, i cittadini stranieri sono il 15% in città. Come sono distribuiti e da quali paesi prevalentemente si spostano per venire a risiedere sul nostro territorio? 

“Bologna per l’effetto del succedersi di questi flussi ha visto la popolazione straniera residente superare le 60.000 unità in città, che sono il 15%,  mentre nella città metropolitana gli stranieri sono 118.000 (circa il 12%), percentuale comunque consistente.

Questo dato presenta un’articolazione geografica molto ampia. Sono rappresentati tutti i continenti: la nazionalità maggiormente rappresentata è quella rumena con 9.500 unità, quindi europea, mentre la seconda nazionalità è asiatica e sono le Filippine, poi a seguire le altre comunità più numerose sono quella moldava, ucraina e il paese africano più rappresentato è il Marocco, mentre per quel che concerne il Sud America è il Brasile.

A Bologna non c’è, a differenza di altre realtà, una comunità quantitativamente superiore ad altre, i numeri tra comunità si distribuiscono in maniera abbastanza omogenea, questo ci distingue da altre città e da altri processi migratori con una maggiore complessità culturale e linguistica molto accentuata.

Bisogna essere consapevoli che la popolazione bolognese senza movimento migratorio – italiano e straniero – invece di aumentare calerebbe e la struttura per età sarebbe ancora più sbilanciata. Dobbiamo, inoltre sapere che una quota significativa di questo movimento migratorio straniero è stata alimentata dalla domanda delle famiglie perché a Bologna il 52% degli immigrati stranieri sono donne e in larga parte lavora come assistente familiare degli anziani.

A sua volta il tessuto economico in alcuni comparti come le costruzioni, alcune attività industriali e dei servizi, hanno assorbito molte di queste figure e dobbiamo essere consapevoli che alcuni settori di mercato del lavoro funzionano grazie alla presenza di queste persone. In più – l’altro aspetto da considerare nel dato dei 60.000 cittadini stranieri – sono compresi anche migliaia di ragazzi e ragazze di età inferiore ai 18 anni che anche se formalmente risultano stranieri all’anagrafe – perché hanno entrambi i genitori stranieri – in realtà sono nati a Bologna e hanno vissuto tutta la vita Bologna o sono nati in altri comuni italiani.

Quindi non bisogna interpretare il dato della popolazione straniera in modo solo aritmetico, ma bisogna andare a vedere cosa c’è dietro quei numeri, perché dietro abbiamo importanti settori dell’economia che hanno alimentato questa domanda.

L’attuale legge sulla cittadinanza – che richiede lunghe permanenze – sta in ogni modo consentendo a molte persone di acquisire la cittadinanza italiana e mediamente negli ultimi anni a Bologna oltre 1500 persone, prevalentemente giovani, hanno seguito un percorso di naturalizzazione, cioè di acquisizione della cittadinanza italiana.”

 

In questa prima parte d’intervista, si potrebbero aprire spunti o veri e propri spin off , per altre riflessioni inerenti alla politica nazionale, dalla mancata approvazione dello Ius Soli alle continue dispute sul tema dell’immigrazione. Il nostro obiettivo si limita, senza alcuna presunzione, a consegnare riflessioni sulle dinamiche sociali che saranno necessariamente la base per politiche socio economiche del futuro a Bologna.

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