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Non è più la Bologna di una volta: uno sguardo alla citta (seconda parte)

Questa seconda parte continua con un paio di domande a Bovini, il quale ha raccontato in maniera profonda le dinamiche del “cambiamento” che la nostra città sta attraversando.

Quanto ha pesato la crisi sul nostro territorio in termini di occupazione? Quali sono state le categorie più penalizzate?

“Bologna come tutto il Paese durante la crisi ha attraversato difficoltà, che si sono manifestate anche nel tasso di disoccupazione. Dopo anni di crescita però, a partire dal 2015, questa tendenza si è invertita. Attualmente il tasso di disoccupazione sia a livello regionale, ma soprattutto a livello di città metropolitana sta pian piano tornando su livelli accettabili, attorno al 5%. Non possiamo parlare di piena occupazione, ma è sicuramente un dato molto più basso rispetto a quello nazionale, che purtroppo è ancora intorno all’11%. Nei dati comparativi tra città metropolitane, Bologna, presenta tassi di occupazione sia maschili che femminili più elevati. Rimane un problema aperto su quella che è la qualità di questi rapporti di lavoro: dal punto di vista della durata temporale, ci sono molti contratti a tempo determinato e ancora troppi lavori con corrispettivi bassi, i quali non garantiscono certamente una tranquillità socio economica adeguata. Se poi parliamo di stabilità, anche nella nostra realtà, non mancano i cosiddetti “working poors”, cioè persone che pur lavorando si trovano a rischio povertà e in una forte condizione di disagio socio economico.”

Un altro dato importante, portato all’attenzione da Bovini e che meriterebbe da solo un’altra serata, indica che la città metropolitana di Bologna rappresenta il 2% della popolazione a livello nazionale ma pesa per l’11% nel fatturato nazionale relativo all’export.[NdR]

 

In Emilia Romagna, dalle sue ricerche, emergono due temi molto interessanti: l’invecchiamento della popolazione e la crescita esponenziale delle persone anziane. Dati alla mano, conquiste civili e sociali importantissime, siamo nella media nazionale oppure questi fenomeni sono più marcati nella nostra regione? Necessariamente qualcosa dovrà cambiare nelle politiche di welfare adottate fin qui o siamo già sulla strada giusta?

“Questo è uno dei temi decisivi della demografia. Bologna insieme a tutta l’Italia, condivide con il Giappone, il primato mondiale della longevità. Siamo i paesi al mondo in cui si vive più a lungo, dato estremamente positivo soprattutto se accompagnato da una buona qualità della vita. C’è un tema quindi che non va sottovalutato: quanto si vive e come si vive.

A Bologna il dato è altissimo, mediamente gli uomini vivono 81 anni e le donne fino 85, c’è ancora un vantaggio da parte delle donne, anche se il divario si sta restringendo. Va soprattutto sottolineato che parliamo di una grande conquista storica. Negli ultimi quarant’anni la vita media degli uomini, si è allungata di nove anni e la vita media delle donne si allungata di sette anni, quindi c’è stato un miglioramento di questo parametro che ha del clamoroso. Abbiamo già guadagnato un anno di vita ogni cinque anni, va evidenziato che riguarda tutti non solo una piccola élite di persone. Questo è il lato “bello”, poi ci sono due aspetti che non vanno sottovalutati: il primo aspetto è di carattere storico, è una sfida inedita. Nella storia mondiale non è mai esistito, su dimensioni collettive così ampie, un fenomeno simile legato alla longevità. Non sono mai esistite popolazioni con una presenza di anziani così elevate, molto sopra gli 80/85 anni. La sfida è sicuramente inedita, quindi va affrontata con spirito, attenzione e grande innovazione. Ci vorrà una grossa capacità e una grossa fantasia su come affrontare questi problemi per la prima volta. La sfida molto impegnativa, anche perché sappiamo di fronte alla longevità, qual’è l’alternativa. Vivere a lungo però, vuol dire che statisticamente una quota di popolazione superata una certa età, incontra problemi di salute, che in alcune situazioni sfociano nella non autosufficienza fisica e/o psichica. Dobbiamo essere consapevoli sia livello individuale, ma soprattutto a livello collettivo, che purtroppo aumentando la quota assoluta e relativa di popolazione sopra i 85 anni, la probabilità di avere anche un numero di persone non autosufficienti è alta. Questo sarà uno dei grandi temi della Bologna del futuro: come assicurare un welfare adeguato a centinaia di migliaia di persone del territorio metropolitano, considerando che la popolazione anziana verrà a toccare le 300mila persone? Per affrontare questa sfida, dovranno essere coinvolti più soggetti, perché da solo il pubblico non basterà, bisognerà compiere nuove azioni, che io chiamo “imprenditoriali” e bisognerà conseguentemente “inventarsi” nuovi servizi e nuove forme organizzative per la realizzazioni di queste. A mio avviso, dovremmo mettere al centro un patto tra generazioni, per affrontare questa sfida, e credo che una quota significativa delle occasioni lavorative del futuro in quest’area sarà legata ai bisogni delle persone anziane. Dotarsi e attrezzarci per una nuova e vera innovazione sociale [NdR]. Esatto. Un welfare di comunità, dove deve rimanere in campo quello pubblico, modificato e rafforzato, insieme ad un intervento privato in senso ampio, molto esteso che affronti questi problemi con intelligenza.”

Durante la serata, in merito a possibili interventi su questo fronte, è emersa anche una proposta (non l’unica per altro) da parte dello stesso Bovini, quella di attuare un grande piano d’investimenti in ascensori su edifici pubblici e privati. Per dare un altro dato, a Bologna il 70% dei condomini con quattro piani e quasi la totalità dei palazzi con tre piani ne sono sprovvisti.

 

I temi discussi e ancora da discutere, a livello demografico e statistico, sono tantissimi. Nella serata organizzata dal Tiro ne sono stati trattati solo una parte. Gli scenari futuri, demografici piuttosto che economici, sono legati a previsioni e trend non sono profezie. Questi dati non vanno presi sottogamba se vogliamo stare al passo con i “cambiamenti” che ci circondano. Bovini ha ci ha mostrato una bella foto, facciamo in modo di non dimenticarla in qualche cassetto.

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