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Non si esce vivi dagli anni ’90

Per chi è cresciuto negli anni ’90, benché ora lo neghi, ha avuto un enorme mito infantile e quel mito era Silvio Berlusconi.
Potete negarlo, potete dirmi che no non è vero, che voi lo avevate capito prima di tutti gli altri, che voi negli anni ’90 eravate già pronti alla protesta, che voi “a casa mia solo la Rai”. Che voi che voi che voi. Sì, sì bravi tutti. Io no, io sono stata cresciuta da Silvio Berlusconi.
Come lo zio lontano, come Babbo Natale o la Befana, Berlusconi è entrato nella mia vita da che ho cominciato ad avere coscienza del mondo.
Chi ti fa compagnia il pomeriggio? Berlusconi!
Chi ti fa vedere Mila e Shiro? Berlusconi!
Chi ti dà Bim Bum Bam? Berlusconi!
Chi ti ha fatto innamorare per la prima volta di Marco Bellavia? Berlusconi!
E potrei continuare snocciolando ricordi bellissimi di un’infanzia sentimentale in cui la fuga dalla famiglia si chiamava televisione e la televisione, checché ne diciate, per un bambino degli anni ’90 era solo lui, Silvio Berlusconi.
Ecco, per esempio, se io ora vi dicessi “ma come è bello qui ma come grande qui ci piace troppo maaa” nella vostra testa si accenderebbe un “non è la Raaaaiii” automatico e certamente più automatico del “buongiorno” o “grazie”.
Non tutto bello, non tutto sano, eppure la televisione degli anni ’90 ha caratterizzato l’infanzia dei trentenni che ora hanno sviluppato la sindrome da “mancati anni ’80”, ovvero la consapevolezza che siamo cresciuti con degli orrori e che il buono era precedente a noi, dopo solo feccia da anni ’90, svariati “Vacanze di Natale a” e giustificazioni a non finire per tutto ciò che non è andato nelle nostre vite da precari infelici.

Eppure io a Silvio Berlusconi sento di dover rivolgere il mio grazie. Per i cartoni, per Bim Bum Bam (e Marco Bellavia ovviamente). Perché se io ora conosco più che a memoria “Scende la pioggia” di Gianni Morandi è perché Alessandra Pazzetta di Non è la Rai, a oltre vent’anni dall’uscita di quel disco, si dimenava tra un cruciverbone e la sua frangetta bionda a dirmi che “amo la vita più che mai appartiene solo a me voglio viverla per questo”.
Sotto un certo punto di vista, certamente più utile del mio elucubrare su un’infanzia di miti assolutamente non necessari, è interessante notare quanto ciò che di buono il mondo abbia creato sia pensato da me e dai miei coetanei antecedente o postumo alla nostra infanzia. Come se le cose interessanti fossero già finite, o in attesa di essere create. La sindrome da “mancati anni ‘80”, appunto.

Eppure io, classe 1985, di tutti quei ricordi voglio proporvi uno stringatissimo ma significativo elenco, in cui sono certa molti di voi si rivedranno. Con moltissime emozioni.

  • Non è la Rai, dicevamo: giovanissime adolescenti che tra gonnelline e balli organizzati, avevano sulla spalla sinistra un diavoletto rosso che votava Achille Occhetto e sulla spalla destra un angelo che votava Silvio Berlusconi. Orrore.
  • I bellissimi di Rete 4: nel periodo estivo la rete più pop della televisione italiana ci propinava film d’amore con bellissimi a petto nudo che riuscivano a far innamorare giovani principesse bellissime di uno sparuto staterello d’Europa. Piccolo grande amore, un classico.
  • Bettino Craxi, Antonio Di Pietro e il Gabibbo: ovvero lo Stato, la giustizia e la voce del popolo. Chi dei tre sia sopravvissuto non ci è dato saperlo. Ma così, a naso, il terzo è quello che ha fatto carriera, con un partito e un blog a farci compagnia.
  • La mafia: Maurizio Costanzo che intervista Giovanni Falcone, qualcuno che urla dal pubblico il suo dissenso e non ne capivamo il motivo. Al mito si applaude, e basta. Credevamo.
  • L’arrivo della Vlora ad agosto: ventimila migranti albanesi che a Bari incontrarono Don Tonino Bello. E basta. Erano frequenti, in quel periodo, i racconti dei contadini della provincia di Bari che al mattino, tra un ulivo e l’altro, non sapevano cosa fare di corpi ammassati alla ricerca di ombra.
  • Il Karaoke: ovvero l’inizio della sindrome da protagonismo televisivo. Vai nella piazza del tuo paese, ti piace cantare e un bel ragazzo con il codino e un futuro che poi decifrerai come devastato, ti dice che puoi essere protagonista dello show.
  • Beverly Hills 90210: giovani ricchi e bellissimi. Il mio preferito però era Brandon Walsh, meno ricco degli altri, bravo bello e politicamente impegnato che non disdegnava l’amore della più frivola delle ragazze. Un altro classico. In alternativa c’era Dylan McKey, giovane ricco e figlio di un mafioso. Distruttivo ma bello.
  • Sanremo: Pippo Baudo scopre Laura Pausini e Giorgia. Ce le portiamo ancora dietro.
  • Clinton e la Lewinsky: non ci erano ben chiari i contorni della vicenda perché l’età lo imponeva, ma che ci fosse qualcosa di torbido ci era chiaro. Chiarissimo.
  • Jurassic Park e la nascita dei parchi divertimento: da quel momento il budget mensile per i figli crescerà a dismisura.
  • Muoiono tutti: Freddy Mercury di AIDS, Kurt Cobain suicida e Mia Martini per, boh, forse tristezza. Nemmeno uno morto felice e contento, magari di vecchiaia.

Chiedo scusa, non volevo intristirvi, ma questi sono stati gli anni ’90. Ora, ditemi voi, davvero non è mai troppo tardi per avere un’infanzia felice?

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