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Pappare’, stile industriale e location invidiabile

Quando chiuse il “Bar del jazz” o “Jazz Bar”, o come si chiamava, fu un dispiacere. Non che lo si frequentasse molto (anzi, e forse fu per questo che chiuse, scarse presenze almeno alla fine) ma era pur sempre, in un periodo molto diverso da questo in cui la bolla del food è esplosa in maniera fin troppo deflagrante inflazionando il mercato delle richieste e dell’offerta, uno dei pochi student-bar (luoghi molto diversi dai più classici Zanarini e Viscardi o Gamberini e Bricco d’oro dove ad accoglierti era l’eleganza opulenta un po’ provinciale della bolognabene), locali che permettevano di incontrarsi con studenti e professori per perdersi in interminabili discussioni sull’ultimo film visto o quel particolare libro o testo appena letto in una nuvola avvolgente di fumo aspettando l’ora giusta per trasferirsi in una o nell’altra osteria preferita (al Moretto o al Becco di legno, dalla Marieina o all’800, ai Poeti o alla Fatica, alleDame o al Cantinone, in Broccaindossoo alla Fondazza o al Carro).

Ma quelli erano i tempi passati, adesso dopo anni di decadenza, grandi caffé, eleganti ed esclusivi, sono rinati e bar o bistrò per studenti ormai hanno invaso la città, specie nello spicchio che, partendo dalle Torri, scende tra Borgo/Mascarella e SanVitale.

Ed è proprio all’apice di questo distretto del junkfood (le eccezioni ci sono, ovvio), in via de’ Giudei al 2, proprio dove una volta c’era il “Bar del Jazz” ed ecco il perché della chiosa iniziale, che ha aperto da qualche tempo“Pappare’”, uno dei primi locali a sposare un accattivante arredo industrial/chic, tra piastrelle candide alle pareti e alte scaffalature in profilato metallico, scansie di legno chiaro e tubature aliene che scendono dal soffitto a riempire ampolle di tè o birra, un bancone da officina industriale e sedute comode e, contrariamente a quanto fin troppo inflazionato, non di pseudo design.

Ovviamente il locale, siamo pur sempre all’inizio di Zamboni, la madre di tutte le strade universitarie, è dedicato alla clientela più giovane e modaiola. Aperto dalla colazione (all’americana o vegetariana) alla cena (trancio di salmone alla piastra marinato alle erbe aromatiche su purea di zucca e patate con tropea caramellata e mandorle o burger di angus con bacon croccante, mousse di gorgonzola e mela profumata alla cannella con humus di carote e sesamo nero o vellutata detox di tropea con zucca e patate alla curcuma, riso basmati su guazzetto di gamberi e verdure croccanti o focaccia ai cereali antichi con pomodori marinati burrata e olive liguri, sandwich con pollo panato al forno e bacon croccante o medaglioni di polenta alle erbe aromatiche su humus di zucca e rucola con pere gratinate al gorgonzola e cipolla caramellata) passando per il  brunch del pranzo e il tè del pomeriggio, offre a tutte le ore l’occasione giusta per una sosta piacevole e golosa magari godendo dell’invidiabile e affascinante location di galleria Acquaderni che ospita il dehors del locale.

Naturalmente, una apertura così dilatata (il “Pappare’” è aperto sette giorni su sette fino alle 23, orario non così da tiratardi, ma per una volta ci può stare) richiede una forza lavoro importante. Che, nello specifico, assomma una ventina di addetti tra sala e cucina: ricordarli tutti è praticamente impossibile, e dovessimo sceglierne uno, il nome sarebbe quello di Pier, barman giovane e fresco di corso ma già di sicuro mestiere e simpatica presenza.

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