|

1. Uno dei fattori decisivi che rende l’Emilia-Romagna diversa è il forte protagonismo delle donne nello studio e nel lavoro. Il primo dato da evidenziare è il netto divario a favore della componente femminile nella quota di popolazione in età fra 30 e 34 anni che ha conseguito un diploma di laurea o un titolo di studio equivalente. Nel 2018 in Emilia-Romagna si trovava in questa situazione il 34,4% della popolazione in quella fascia di età. Fra le donne il valore saliva però al 38,4%, mentre fra gli uomini scendeva al 30,4% (con un divario fra i due sessi di ben otto punti percentuali). L’obiettivo europeo di raggiungere nel 2020 il 40% di popolazione laureata fra i 30 e i 34 anni sembra quindi realizzabile in Emilia-Romagna per la componente femminile della popolazione, mentre appare ancora lontano per quella maschile. Siamo in presenza di una forte discontinuità nel rapporto fra i due sessi nell’istruzione superiore, che deve ancora manifestare tutte le sue conseguenze e potenzialità nel mercato del lavoro. Raggiungere la piena parità di genere nelle professioni e nelle diverse occupazioni è un obiettivo indispensabile per non disperdere il capitale umano che si è creato negli ultimi anni.
Fonte dei dati: Eurostat/Istat

2. Il protagonismo femminile negli studi superiori emerge con chiarezza anche dai dati relativi agli iscritti nell’Università di Bologna. Nell’anno accademico 2017/2018 gli iscritti all’Ateneo bolognese erano 83.679 (37.325 maschi e 46.354 femmine): la prevalenza delle donne era quindi netta (55,4% contro 44,6%). Questo dato conferma una tendenza iniziata nell’anno accademico 1993-1994, quando per la prima volta il numero delle donne iscritte superò quello degli uomini. Negli anni successivi questo sorpasso è sempre stato confermato e lo scarto a favore delle donne si è progressivamente ampliato, fino a raggiungere stabilmente un valore superiore al 55% degli iscritti. Appare molto interessante, per cogliere il carattere del maggiore impegno femminile negli studi universitari, analizzare i dati delle iscritte e degli iscritti alle diverse Scuole universitarie. Emergono in questo modo tendenze rilevanti: alla tradizionale preferenza femminile per gli studi umanistici si è associata negli ultimi decenni una presenza maggioritaria delle donne nelle scuole di Scienze Politiche, Giurisprudenza, Medicina e Chirurgia, Farmacia, Biotecnologie e Scienze motorie. La quota femminile è salita anche nelle scuole di Economia, Management e Statistica, Agraria e Medicina veterinaria; resta invece minoritaria a Ingegneria e Architettura e a Scienze, anche se con una tendenza all’incremento rispetto al passato.

Fonte dei dati: Università degli Studi di Bologna.

3. In Emilia-Romagna nel 2018 il tasso di occupazione femminile nella fascia di età da 20 a 64 anni era pari al 66,9% (con un significativo aumento rispetto al 63% del 2014). La nostra regione si collocava su un valore sostanzialmente analogo a quello dell’Unione Europea (67,4% nel 2018). Lo scarto era invece molto ampio con l’Italia, dove il tasso di occupazione femminile nel 2018 si fermava al 53,1%.
Positivi anche i dati sul tasso di disoccupazione femminile nella fascia di età da 15 a 74 anni. Nel 2018 in Emilia-Romagna questo indicatore era pari al 7,3% (in sensibile calo rispetto al 9,5% del 2014). Anche in questo caso la situazione della nostra regione si allineava con i parametri dell’Unione Europea, dove il tasso di disoccupazione delle donne nel 2018 era pari al 7,1%. Decisamente peggiore, purtroppo, la posizione dell’Italia che registrava nel 2018 un valore della disoccupazione femminile pari a 11,8%.
Un altro indicatore importante per qualificare la situazione delle donne sul mercato del lavoro è il rapporto fra i tassi di occupazione, nella fascia da 25 a 49 anni, delle donne con figli in età prescolare e di quelle senza figli.In Emilia-Romagna nel 2018 questo rapporto era pari a 84,5 e il valore era nettamente migliore di quello dell’Italia (73,8).
Fonte dei dati: Eurostat/Istat

4. Le donne emiliane e romagnole partecipano agli studi superiori e lavorano in percentuali elevate. Questo protagonismo femminile è reso possibile da una diffusa ed efficace rete di servizi di welfare rivolti all’infanzia e alla popolazione anziana.
Nel 2016/2017 la percentuale di bambini di 0-2 anni che hanno usufruito di servizi per l’infanzia offerti dai Comuni (asili nido, micronidi o servizi innovativi e integrativi) era in Emilia-Romagna pari al 25,3%. Nella nostra regione l’utilizzo di questi servizi si collocava quindi su valori doppi rispetto a quelli dell’Italia (13% di bambini che usufruivano dei nidi).
La quota di bambini di 4-5 anni che frequentavano la scuola dell’infanzia o il primo anno di scuola primaria nel 2017-2018 era pari in Emilia-Romagna al 93,1% (contro una media nazionale del 94,9%).
Più elevata in regione era infine la percentuale di anziani trattati in assistenza domiciliare integrata, pari nel 2018 al 3,5% (in Italia il valore era 2,7%).
Il sistema di welfare emiliano-romagnolo è da molti decenni uno dei fattori decisivi delle buone prestazioni economiche che si registrano nel nostro territorio.
Fonte dei dati: Istat – Rapporto BES 2019

OBIETTIVO AGENDA 2030 ONU: 5

Share Post