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Parte a Bologna la rassegna “JewishJazz!”

Durante la seconda guerra mondiale, il porto di Shangai era l’unico luogo al mondo dove fosse possibile accedere senza un visto d’entrata. Fu così che nel distretto di Hongkou arrivarono migliaia di ebrei tedeschi ed est-europei in fuga dal nazismo. Per accoglierli, i giapponesi approntarono quello che pomposamente chiamarono “settore ristretto per rifugiati apolidi” ma che altro non era se non un ghetto, il ghetto di Shangai. A questi accadimenti, una realtà che abbraccia un lasso di tempo molto lungo sia prima dell’inizio che dopo la fine del conflitto mondiale, si rifà Roberto Paci Dalò con la sua opera (film e concerto) “Ye Shangai” composta nel 2012 e basata su materiali audio e video degli anni compresi tra il 1933 ed il 1949 (in particolare, l’atmosfera del tempo è resa tangibile dalla nota canzone cinese “Le notti di Shangai” interpretata da Zhou Xuan) che ha inaugurato ieri sera la rassegna JewishJazz! nel Cortile del MEB, il MuseoEbraico di via Valdonica.

La rassegna, entrata gratuita fino all’esaurimento dei posti disponibili, prevede altre due date. Sabato 9 settembre con la sonorizzazione dal vivo (Gabriele Coen al sax soprano e clarinetto, Michael Rosen al sax tenore, Francesco Poeti alla chitarra, Riccardo Gola al contrabbasso) di “Der Golem” film muto del 1920 di Paul Wegener; un modo per riprendere, questo, una consuetudine tipica delle origini del cinematografo, quando era prassi far accompagnare il film da musica dal vivo. E davvero, in questo caso, le composizioni di Gabriele Coen e John Zorn offriranno una affascinante tessitura musicale per quello che viene normalmente considerato un caposaldo dell’Espressionismo tedesco e l’ispiratore della letteratura fantascientifica sulla robotica almeno fino all’irrompere sulla scena letteraria di Isaac Asimov.

Mercoledì 13, invece, serata conclusiva della mini rassegna, il sassofonista clarinettista e compositore romano Gabriele Coen, dopo l’esperienza con i Klezroym e i lavori con la Tzadik, l’etichetta di John Zorn, presenterà (in sestetto con Lutte Berg alla chitarra elettrica, Pietro Lussu al piano elettrico, Marco Loddo al basso elettrico, Luca Caponi alla batteria, Arnaldo Vacca alle percussioni e Gabriel Zagni alla video-art), il nuovo album “Sephirot”, progetto ispirato alla simbologia dell’albero della vita secondo la kabbala e la mistica ebraica e al jazz elettrico tipico di Miles Davis ai tempi di “Bitches Brew” e“In a silent way”.

Buon jazz a tutti, quindi, a partire dalle ore 21,00

Stefano Righini
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