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Pio La Torre, l’uomo che osò sfidare il potere di Cosa Nostra

“La mafia non è un fenomeno di classi subalterne destinate a ricevere e non a dare la legge, e quindi escluse da ogni accordo di potere, ma è un fenomeno di classi dirigenti. L’incessante ricerca del collegamento della mafia con i pubblici poteri presuppone, inoltre, l’ipotesi e l’interpretazione che non ci sia solo nella mafia un bisogno di stabilire collegamenti con i pubblici poteri, ma anche un bisogno dei pubblici poteri a stabilire collegamenti con la mafia. Cioè, tra le due parti vi è un rapporto di reciprocità.”

 

Questo scriveva Pio La Torre in “Critica della relazione Antimafia” sui Quaderni Siciliani del 1975.  Oggi, 30 aprile, ricorre il 36esimo anniversario della sua morte per mano della mafia a Palermo.

Pio La Torre è stato il primo parlamentare ucciso da Cosa Nostra, un politico che ci ha lasciato un’eredità immensa: come componente della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia è stato promotore e primo firmatario della legge 646/82 meglio conosciuta come legge Rognoni – La Torre che sancisce in modo definitivo il carattere illecito dell’associazione mafiosa e introduce l’articolo 416-bis del Codice penale che tratta del reato di associazione di stampo mafioso, fino a quel momento non passibile di condanna.

 

Purtroppo non ebbe la soddisfazione di vederla approvare, perché quattro mesi prima, il 30 aprile 1982,  un commando lo raggiunse in moto insieme all’autista Rosario Di Salvo, colpendo entrambi con una sventagliata di mitra.

 

Oggi ricordare Pio La Torre significa fare tesoro delle sue idee e del suo impegno politico e sociale per dedicarsi con maggiore forza a liberare il nostro Paese dalle mafie e dalla corruzione, perché il progetto di una società che si regga sulla giustizia sociale è più attuale e più importante che mai.

 

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