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Non c’è Berberé, non c’è MozzaBella, non c’è PizzaArtist, non c’è O Fiore Mio che tenga. Non ci sono Scalinatella, BellaNapoli, Pummà o Reginella che possano nemmeno avvicinarcisi. La pizza a Bologna si mangia, si dovrebbe mangiare, al “Banco del vino”. Che prima era in via Mentana ed ora è in via Goito 3/G. Poche decine di metri di distanza, e come diceva più o meno Machiavelli, tutto è cambiato affinché nulla cambiasse. I due soci, Manuel e Maurizio, sono sempre loro ed è anche tornato Rocco ad occuparsi della parte, diciamo così, alcolica del locale. In realtà, in questi due o tre anni intercorsi da un’esperienza all’altra, tutti loro hanno avuto altre, gratificanti, esperienze. Se Manuel e Maurizio, infatti, sono stati tra gli artefici della rinascita della zona del Mercato delle Erbe di via Belvedere/SanGervasio con la loro Pescheria San Gervasio, il primo format fish&chips (riducendo l’effettiva portanza dell’idea) cittadino, anche Rocco ha contribuito, e non poco, all’affermarsi di quel fenomeno di costume aperitiv/seral/mondano, sempre in zona Belvedere, che è stato Pastis. Ora, però, ricompattata la squadra, si è tornati a far sul serio e cioè ad offrire, senza ombra di dubbio, la pizza migliore di Bologna. Si parla di qualità abbinata a gusto (quante volte vi sarà capitato di mangiare una pizza orecchiata come buona, anzi buonissima e sicuramente di eccellenti componenti e trovarla magari un po’ stopposa, legnosa quasi, sicuramente leggera e digeribile, ma di gusto …).

Ecco, qua al Banco, non si corre questo rischio. Le materie prime sono tutte certificate, di sicura provenienza e capaci di soddisfare in pieno il gusto del cliente anche più esigente. Merito dei pochi, pochissimi tipi di pizza proposti, tutti caratterizzati da una costante ricerca e sperimentazione di materie prime e presidi di assoluta e comprovata eccellenza. Adesso, dopo l’estate, alle classiche Banco (prosciutto di Modena dop o Parma dop riserva 20/24 mesi servito a parte, burrata pugliese e mozzarella), Bufala (mozzarella di bufala campana dop, pomodoro e basilico), Napoli 2017 (acciughe, capperi, mozzarella di bufala campana, pomodorini arrostiti e pomodoro), Mister Pig (pancetta piacentina lunga stagionatura, parmigiano reggiano 24 mesi, radicchio, pepe sarawak e mozzarella) e Caprino (fagottini di bresaola punta d’anca farciti con caprino, melanzane arrostite, mozzarella e pomodoro) ne sono state aggiunte tre, la Fossa & Funghi (formaggio di fossa dop, funghi arrostiti, mozzarella, trito di erbe e pepe sarawak), la in Langa (fiocchi di salsiccia di Bra macerata nel Nebiolo aggiunta cruda all’uscita, formaggio primosale e rucola) e la Baita Reale (speck riserva da macelleria trentina affumicato a legna, funghi arrostiti e formaggio d’alpeggio). Detto che esistono anche la margherita classicamente con mozzarella e pomodoro, la Salsiccia & Pesto con salsiccia da macelleria, pesto senza aglio, mozzarella e pomodoro e la 20miglia come la precedente ma senza salsiccia, non resta che parlare dei vini l’essenza più vera del nostro tradizionale tirar tardi. E anche per quanto riguarda la scelta enologica, un’attenta ricerca ha portato a selezionare alcune cantine, biologiche e no, soprattutto italiane, francesi e slovene.

La lista, abbastanza corposa, può davvero soddisfare ogni voglino e sarebbe davvero troppo lunga da illustrare. Amandole particolarmente, ci soffermiamo solo sulle bollicine per dire che è possibile scegliere tra bollicine classiche (le trentine Pojer&Sandri e MasoMartis o la francese Barbichon o ancora la slovena Slavcek), metodo Martinotti (Miotto e Frozza dal Valdobbiadene o la salentina Archetipo) o sur lie (Franciacorta 1701, Crocizia o Gradizzolo). E se proprio dovessimo citare un vino in particolare, ecco che la scelta ricadrebbe sull’ultimo bevuto, un ottimo sauvignon blanc SaintBris del DomaineBersan fresco ma di corpo sia nell’annata 2015 che, seppur presentando maggior sapidità e persistenza, in quella 2014.
Non resta che ricordare i giorni d’apertura (dal lunedì al sabato e la domenica stranamente, per un locale adiacente a Indipendenza, chiuso) e gli orari (dalle 18 alle 24 con la cucina che chiude doverosamente una mezz’ora abbondante prima) ed un consiglio: il lunedì, giornata classicamente morta, in cui siamo tornati a testarlo per l’ennesima volta, il BancoDelVino alle 21 era strapieno …

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