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Politiche 2018: intervista a Weber e Buriani dell’Istituto Ixé

Siamo alla fine anche di questa campagna elettorale, per la verità non molto entusiasmante. In certi momenti (molti), la potremmo definire brutta sia nei toni sia per l’apparente vacuità degli argomenti affrontati, volti quasi esclusivamente a solleticare la pancia degli elettori. Abrogazione ed esclusione sembrano le parole d’ordine di questa campagna, in bilico tra nostalgici rigurgiti neofascisti e la cancellazione del passato più recente. Raramente abbiamo sentito parlare d’inclusione e innovazione, proposte reali e non parole vuote usate solo come ornamento dialettico. Chi può aiutarci a navigare tra “Sondaggi e Miraggi”(titolo della seconda iniziativa del Tiro del 20 febbraio) sono sicuramente Roberto Weber, grande esperto di campagne elettorali, nonché fondatore di SWG e Alex Buriani suo collaboratore all’Istituto Ixè. 

Weber, lei ha seguito tante campagne elettorali, come sono cambiate e quali sono i tratti distintivi che magari differenziano questa dalle altre?

Ho seguito le campagne elettorali dal 1987/8, il cambiamento principale è legato all’utilizzo dei nuovi mezzi di comunicazione, il secondo cambiamento è certamente legato al progressivo indebolirsi della forma partito e questo cambia completamente i fattori in campo.  Questa campagna elettorale la ricorderemo principalmente per due aspetti: per la prima volta i partiti non hanno soldi. Il fatto che non ci siano soldi è percepibile dal numero di manifesti che non si vedono, dei colori che non ci sono, degli ordini e degli amori che non ci sono. Non ultimo quello che questi manifesti suscitavano e che non troviamo. Secondo dato, questa è una campagna in cui la chiave programmatica è, a mio parere, assolutamente molto piatta. Certo ci sono tratti caratterizzanti nel centrodestra che raggiungono un’epitome di racconto non fondato, queste componenti però le troviamo anche a sinistra e nel centrosinistra. Le componenti programmatiche hanno via via perso peso. Penso al tema della formazione scolastica, dell’investimento in tutta quell’infrastruttura culturale che ha fatto di questo paese quello che è, penso al tema dei giovani e del non lavoro. Su queste tematiche non c’è da parte dei partiti, qualcosa di sostenibile e comprensibile, penso al deficit pubblico enorme nessuno pensa di toccarlo (cosi come l’evasione fiscale n.d.r.). L’idea di redistribuzione, che pure ha occupato tanta parte dell’analisi degli ultimi due anni, l’idea di una concentrazione della ricchezza sempre maggiore, l’idea di un progressivo impoverimento del ceto medio e di quelli sotto, non c’è nulla o poco in questo senso.  

Le regionali del 2014 in Emilia Romagna, con un’affluenza del 37,7% rispetto al 68% delle precedenti, hanno evidenziato come anche questa regione abbia introiettato “il germe” della disaffezione politica, dato assolutamente nuovo e allarmante per certi versi in questi territori?

Questo è assolutamente pesante per alcuni motivi: perché sappiamo che la Regione Emilia-Romagna vanti ad oggi una performance dal punto di vista della ripresa, molto più spinta che nel resto del paese, quindi non vengono intaccati certi elementi legati alla qualità, agli standard di vita. Stiamo parlando di una delle regioni più ricche d’Europa e conseguentemente del mondo. Il fatto indiscutibile è che l’esito delle elezioni in questa regione sia fondamentale, più dal punto di vista simbolico che dal punto dei vista dei numeri. Il dato delle regionali scorse, a mio avviso, è stato poco letto, poco introiettato e credo che queste politiche ci daranno dei risultati inattesi.

Buriani, in questa campagna elettorale, i social media stanno avendo un ruolo determinante come in altre campagne, pensiamo a quelle negli Stati Uniti da Obama in poi o siamo ancora poco influenzabili?

In realtà la campagna qui da noi è ancora molto tradizionale, gran parte dell’elettorato la segue ancora in televisione, anche perché buona parte dell’elettorato è anziano. I social media sono importanti anche se, un esempio sono i numeri dei followers gonfiati (per approfondimenti si vedano l’indagine e i dati Cnr e Policom pubblicati da La Repubblica), forse più importanti per gli attori politici che per l’elettorato. Mentre considerando l’esplosione del Movimento 5 Stelle degli ultimi anni e il suo consolidamento sicuramente in alcune fasce, soprattutto under 50, hanno un rilievo molto certamente importante.

Mentre le fake news quanto hanno inciso o stanno incidendo sul voto?

B: Secondo quanto si può vedere, a nostro parere, sui social media indubbiamente è necessario esserci. Ma per quanto riguarda le fake news, queste non spostano grandi pezzi di elettorato, ma consolidano quasi esclusivamente chi è già schierato.

 

A questo punto non rimane che aspettare l’esito di questa campagna elettorale senza sondaggi, ma con molti miraggi.

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