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Prima o poi ci si capita (o ci si capiterà) al DesArt.

Sarà che le vecchie osterie di fuori porta sono ormai tutte chiuse (in questo contraddicendo il cantore montanaro).

Sarà che un posto così vero in pieno centro (BarDesArt, via SanFelice 9/a e anche se il nome cita bar, dentro l’atmosfera è davvero da vecchia osteria, di quelle con l’oste ciclotimico a volte burbero ma il più delle volte affettuoso e premuroso) è difficile trovarlo e quindi la gente che ci andava a bere non vede l’ora di trovare un posto così.

2016-09-25-tiriamotardi2Saranno Maurizio e Demetrio (i due osti di cui prima) che ti accolgono, ti coccolano e poi ti intrattengono. E lo fanno così bene e con così tanto calore che diventa difficile andarsene prima di avere bevuto, bevuto molto, bevuto molto e mangiato, bevuto molto e mangiato e fatto amicizia.

Io, ad esempio, ci sono arrivato una prima volta perché l’oste di allora, Tano, organizzava mostre di foto e allora capirete… Ci sono poi capitatao una seconda volta perché, giusto lì sopra, abitava la congrega dei ragazzi bolzanini con cui (questa però è un’altra storia ) molto tempo e avventure sono state condivise.

Ma andiamo con ordine. Il bere, dicevo. Alcune bottiglie (si parla di vino) davvero buone. Ma anche quelle, diciamo così, da “battaglia”, sono comunque ben al di sopra della media di ciò che si trova in tanti e tanti e tanti locali della movida bolognese. Anche i mischiati (bruttissimo nome che starebbe per cocktail, ma adesso sembra si dica così), quelli che prepara Demetrio, pochi e selvaggi (nel senso della loro essenza più pura, qui sono banditi i cocktail, pardon mischiati, di moda): martini e negroni, spritz e poco altro, sono buoni e veraci (scordare le grandi marche, così glamour, profumate, arzigogolate e sostanzialmente farlocche: tanqueray e bombay, befeaters e campari e i vari martini).

Il mangiare, poi. Il solito dei bar che non hanno cucina e quindi vai con le  piade, i crostini, i taglierini. Ma la differenza è che qui Maurizio ci sa davvero fare. Nulla è pronto, tutto è all’impronta. Se poi si considera che le materie prime sono di davvero buona qualità …

Rimane infine l’amicizia, che poi, amicizia … una sorta di fratellanza, piuttosto,  dalla quale non sono 2016-09-25-tiriamotardi1certo escluse, anzi, le signore. Amicizia che qui conta, può contare, sulla presenza di uno zoccolo duro di aficionados davvero affezionati e presenti. Con cui si ride, si discute, si chiacchiera, ci si incazza anche, ma sui quali puoi sempre, questa l’impressione, contare. E poi, ci sono gli estemporanei. Che formano una sorta di realtà giostrale diversa una sera dall’altra e assolutamente trasversale. E così può capitare di incontrare la giovane  e glamoureux proprietaria di art-hotel del centro che chiacchiera con il pensionato, il manager di giovani talenti pugilistici con il broker in giacca e cravatta (allentata), il giornalista affermato con il regista in odore di mauditerie (lo so, lo so, non esiste, ma rende così tanto il concetto), l’organizzatrice di eventi teatrali con il ragazzo in eskimo (vabbè, l’eskimo non si porta più, ma l’idea è quella), l’inventrice del take-away chino/fusion con l’insegnante di musica per bambini, e poi studenti e commessi e commercianti (è così vicino al Mercato delle Erbe, d’altronde).

E poi i turisti. Turisti e studenti stranieri. Ed Erasmus, Erasmus come se non ci fossero altri posti da frequentare. Come l’altra sera. Quando un salto all’ultimo per l’ultimo bicchiere della sera è diventato un’ordalia di allegria, gioia, musica e ballo. Quando ormai l’ultimo bicchiere era diventato gli ultimi bicchieri, proprio sulle note di TheEnd dei Doors (una sorta di dolorosa sigla di chiusura) sono entrati questi irlandesi. E allora sono cominciate le musiche e i balli gaelici. Fino a quando, erano le 2 o le 3 del mattino, sulle note di BlackBetty di Tom Jones, finalmente, l’ultimo bicchiere è stato finalmente vuotato.

Stefano Righini

Stefano Righini
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