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Quando eravamo poveri ma generosi: la spigolatura del grano dopo la mietitura…

“Spigolare”, “spigler” in dialetto bolognese, e’ un verbo arcaico in disuso; un tempo molto conosciuto. Senza scomodare la Bibbia, secondo la quale Dio ordino’ ai proprietari dei campi di lasciare sempre qualcosa da “spigolare” agli indigenti o la  risorgimentale poesia del patriota Luigi Mercantini, “La spigolatrice di Sapri”, dove una giovane raccoglitrice di spighe viene chiamata addirittura a rappresentare la comunità nazionale che assiste dolente all’eroico sacrificio dei “trecento giovani e forti” di Carlo Pisacane, possiamo trovarne diretta testimonianza nei ricordi e nei racconti dei genitori più anziani o dei nonni. La pratica della spigolatura e’ infatti cessata all’inizio degli anni 60 del secolo scorso con l’introduzione della meccanizzazione agricola e il boom economico. Fino a quel periodo era normale vedere in campagna dopo la mietitura del grano, la vendemmia dell’uva o la raccolta della frutta e delle olive, drappelli di donne, bambini ed anziani “spigolare” le piccole quantità di prodotto rimaste sui campi o sulle piante. E, contrariamente a quel che si potrebbe pensare, non era affatto considerata una “questua” invadente o  un’appropriazione indebita di prodotti altrui. La “spigolatura” era parte delle regole del gioco: gli agricoltori non la consideravano una sottrazione perché il recupero di quei residui di produzione avrebbe comportato costi e diseconomie per loro insostenibili; le autorità la guardavano di buon occhio perché consentiva ai più poveri di provvedere da soli al miglioramento dell magra dieta alimentare, infine, la società benpensante applaudiva al meccanismo solidale che consentiva di non sprecare sui campi una sola spiga, castagna, oliva o grappolo d’uva che fosse. Insomma un “last minute market” d’antan. Con la differenza che oggi si recupera a favore degli indigenti il cibo altrimenti destinato a diventare rifiuto perché alcune, poche, grandi catene distributive e industrie alimentari hanno deciso di darsi giustamente un codice etico di responsabilità sociale, mentre il resto della società continua egoisticamente a sprecare e ad ignorare i poveri. All’epoca della “spigolatura” le classi dominanti affamavano le popolazioni ma nelle comunità agiva un codice non scritto di piccola ma concreta vicinanza ai bisognosi.

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