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Quando la gente cerca segni di speranza

Sarà stato il Covid, sarà stato che era difficile andare all’estero, sarà stato il bisogno di spiritualità, da queste parti hanno visto un incremento di visite e di turisti della devozione che da anni non si vedevano.

La signora bionda seduta sulla panchina nel prato davanti all’albergo un po’ stile Tirolo ha gli occhi vispi e curiosi. Magra, veste sobria, giacchetta sulle spalle perché in montagna fa sempre un po’ freschino, guarda i turisti che parcheggiano  l’auto e quelli che scendono coraggiosamente con le moto e vanno a fare le escursioni.  Ma non sono escursioni solo con scarponi e picchetti per scoprire natura e panorami, sono escursioni spirituali. Sono tante le persone qui alla ricerca di emozioni, di segni di sacro, per fede, cercando lembi di speranza, spinte da slanci di carità. E’ il grande parcheggio di Spiazzi Monte Baldo da dove si parte a piedi o in minibus per andare al Santuario della Madonna della Corona, il più ardito santuario d’Europa aggrappato alla roccia della montagna. Mezzoretta a piedi, cinque minuti in bus. Quest’anno un boom.

Sarà stato il Covid, sarà stato che era difficile andare all’estero, sarà stato il bisogno di spiritualità, da queste parti hanno visto un incremento di visite e di turisti della devozione che da anni non si vedevano. La signora bionda con la veste sobria e l’incedere elegante scruta e poi decide di rompere il ghiaccio: “Potete andare a piedi. Io l’ho fatta stamattina all’alba! Si fa bene, sapete. In un’oretta si arriva al Santuario e ci sono tutte le stazioni della Via Crucis per fermarsi e riflettere. E sono bellissime”. Ah, grazie signora per il suggerimento signora. “Si sta bene qui”, aggiunge. E continua: “Che volete io vengo da Mantova, c’è la corriera che porta direttamente qui, si sta bene a Mantova ma c’è caldo, qui si sta meglio, son qui da due settimane. Cosa volete i miei figli hanno da fare e allora io sto qui. Leggo, guardo e quando mi va vado al Santuario”.

E’ un continuo andirivieni di gruppi e coppie e anche di gruppi numerosi. Famiglie al completo, con nonni e nipoti piccoli che chiedono e pregano. Giovani e meno giovani, molti gruppi di anziani moderatamente tali, pronti a fare la discesa e alternare le stazioni della Via Crucis, vere e proprie opere d’arte,  con le finestre sulla Valle dell’Adige e rimanere a bocca aperta. C’è silenzio e rumore, c’è caldo e e c’è fresco: si sentono voci in lontananza e il rombo del motore dell’autobus che si alterna con il clacson per farsi strada e avvertire che arriva. “Sì dai in mezzoretta sei giù”.

14 stazioni e una grande croce che si staglia nell’azzurro del cielo del Baldo. Natura e opera d’arte, scoperta e ricerca, respiro dei polmoni e respiro del cuore. Dopo l’ultima curva si intravvede la facciata del Santuario da un lato incollato alla montagna e dall’altro a picco sulla vallata. Già un miracolo alla vista. E poi quella scalinata, ripida e nel contempo invitante, per arrivare sul sagrato sospeso della basilica che richiama pellegrini, fedeli, curiosi, turisti da tantissime parti d’Italia e del mondo. Tanti veronesi e veneti , tanti sono mantovani, poi ci sono ovviamente e dalla parlata si sentono molti toscani ed emiliani.

Un Santuario appeso.  Ultima galleria, ultimo varco, ci sono il bar e il negozio di articoli religiosi e poche panchine e pochi tavoli per rifocillarsi. Poi su al Santuario. Ingresso contingentato  tutti in mascherina, visita all’altare qualche foto, in ginocchio una preghiera, sussurri e occhiate. Qui ci venne il Papa Giovanni Paolo Secondo nell’aprile del 1988: una visita al Santuario della Madonna della Corona che in molti ricordano ancora oggi dopo tanti anni. Un anno simbolo quel 1988 anche per chi scrive.

Proprio nello stesso anno per l’8 dicembre, Immacolata Concezione, fui mandato dall’allora direttore a seguire il Papa Giovanni Paolo Secondo durante la cerimonia dell’omaggio alla Madonna di Piazza di Spagna. Coincidenze. Il Papa venne in visita al Santuario vicino casa e poi per lavoro incontrai il Papa pochi mesi dopo nella piazza dove la Vergine Immacolata domina Roma.

E’ così la vita da queste parti. I pellegrini continuano ad arrivare con suore e sacerdoti, con missionari e gruppi di  preghiera.  Pellegrinaggi che si mescolano al turismo, il turismo che diventa ricerca di senso e di spiritualità. Ceri, candele, ricordino, rosario e poi di nuovo alla curva dove passa il pulmino per tornare su al piazzale dove tutto è cominciato. Torniamo anche noi. Cerchiamo lo sguardo della signora che ci aveva fatto da guida ma non c’è.  Il tempo di assaggiare una polenta con funghi e  formaggi perché il posto aiuta e un goccio di rosso veronese in abbinamento e l’atmosfera è proprio quella del pellegrinaggio diffuso. Dove tutti si sentono parte di una grande comunità anche se non si conoscono anche se si incrociano per la prima e ultima volta.

Passa  un’oretta e ricompare la signora dalla veste sobria e dallo sguardo lieto. “Avete fatto la camminata”, ci dice felice, “vero che è bello? Anche io la faccio alla mattina. Eh sono qui da settimane” Prendo coraggio e un po’ sfrontato chiedo Signora posso domandarle quanti anni ha? “Certo. Ne ho 92”.  “Eh sa com’è i figli lavorano, il caldo, la città. Qui si sta bene”.

Ci sono momenti in cui improvvisamente la vita è più poesia di una poesia.

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