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Quattro valli e il Passo della Futa

Il valico appenninico del Passo della Futa (Comune di Firenzuola-Fi) separa la vallata del fiume Santerno da quella del Mugello. Fino al 1361 (apertura dei collegamenti al passo del Giovo) è stato per la Toscana l’unico punto di accesso alla Romagna. Durante la seconda guerra mondiale rappresentò uno dei più importanti  caposaldi tedeschi della cosidetta Linea Gotica. Dal 1969 ospita il cimitero militare germanico più grande d’Italia. Da Bologna è raggiungibile attraverso la strada provinciale 65. Chi parte dalle località dell’alto Reno deve invece risalire quattro valli: Reno, Limentra, Brasimone e Setta. 

Da Porretta Terme si prende la SP 52 che porta a Castel di Casio nella valle del Limentra. Si prosegue sulla strada per il Lago di Suviana e poi, in successione, Badi, Baigno, Barceda e Passo dello Zanchetto, crinale che separa la valle del Limentra da quella del Brasimone. Qui, dopo un breve pianoro, si scende al Lago Brasimone e, proseguendo in discesa, a Castiglione dei Pepoli, nella valle del Setta. Usciti dal Paese si prende a destra la SP8 direzione Passo della Futa. Il primo borgo che si incontra è Ca’di Landino passato alla storia per essere stato, negli anni 20 e 30 del 900, il campo base delle centinaia di operai che scavarono le gallerie della linea ferroviaria “direttissima” tra Bologna e Firenze. Gli operai, alloggiati in decine di baracche, inizialmente di legno, poi in muratura, scendevano nella zona di scavo attraverso due “pozzi” lunghi circa 570 metri per un dislivello di 267 metri. Alla base dei due pozzi fu realizzata una stazione ferroviaria interrata, raggiungibile attraverso 1863 gradini, denominata “precedenze”, in funzione fino alla metà degli anni 60.

Dopo qualche chilometro, attraversata Baragazza, si incrocia la strada che porta al Santuario di Boccadirio. Una bella Chiesa a tre navate realizzata alla fine del 1500 per celebrare “l’apparizione” della Madonna a due giovani pastori del paese. 

Rientrati sulla strada provinciale si prosegue in discesa per Roncobilaccio, borgo molto conosciuto a causa dell’omonimo casello autostrade sulla A1 e della nota citazione contenuta nel testo della canzone “Bomba o non bomba” di Antonello Venditti. La discesa finisce sotto un grande viadotto autostradale. Da qui inizia l’ultima salita per la Futa. 

L’ultimo presidio emiliano prima di entrare in terra toscana è San Giacomo, moderna ed accogliente frazione di Castiglione dei Pepoli, passato il quale, dopo quattro chilometri si arriva alla intersezione con la SP59 di Bruscoli. Qui la segnaletica stradale ci dice di girare a destra. Qualche minuto di pedalate e, quasi all’improvviso, appare l’imponente profilo del Cimitero militare germanico, opera dell’architetto Dieter Oesterlen, inaugurato il 28 giugno 1969. Si estende su 12 ettari ed accoglie 30.683 salme, provenienti da 2.069 comuni italiani. 

Passato il cimitero si arriva alla rotonda che raccorda il trivio Bruscoli-Futa-Firenzuola/Mugello, dove, sul muro di contenimento, sono apposte tre grandi targhe di bronzo. Una è dedicata al “Leone del Mugello”, Gastone Nencini, mitico passista-scalatore, vincitore di un Giro d’Italia (1957) e di un Tour de France (1960). 

Ancora qualche centinaio di metri e finalmente si può traguardare il Passo della Futa sulla strada voluta e realizzata, nel 1759, dal granduca Francesco di Lorena per collegare Firenze a Bologna, il sud con il nord. Il Passo è presidiato dal 1890 da un albergo-ristorante gestito da molti decenni dalla famiglia di un ex ciclista professionista, Vittorio Poletti, originario di Poggio Renatico, ottimo “gregario” del grande Gastone Nencini. 


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