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Quello che le sinistre non dicono

© European Union 2016 – European Parliament

 

“Credevo fosse una riunione di leader di partito e non commenterò su questo. Quando i leader socialisti si incontrano, per lo più non viene fuori nulla di molto intelligente”: così il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha commentato l’incontro che si è svolto venerdì (9 settembre) tra i Presidenti e i Primi Ministri di Grecia, Italia, Francia, Portogallo, Cipro e Malta. Un incontro che si è concluso con la “Dichiarazione di Atene”: un documento che cerca di rilanciare un’idea di Europa politica, solidale e democratica e che, soprattutto, chiede di abbandonare in maniera definitiva il principio di “austerity” che ha accompagnato – e sta accompagnando – le politiche economiche dei Paesi UE dall’inizio della crisi economica.

Al di là del dubbio senso dell’umorismo e della totale mancanza di rispetto per i vertici politici ed istituzionali di “Paesi amici”, Schaeuble, con la sua dichiarazione coglie un punto nodale dell’attuale stallo politico europeo.

Il ministro delle finanze tedesco infatti, evita accuratamente la dicotomia “nord-sud” per spiegare lo scontro politico in atto – come invece hanno fatto quasi tutti i mezzi di informazione e come, tra l’altro, hanno fatto anche i leader che hanno partecipato al meeting di Atene – ma usa consapevolmente la parola “socialisti”.

Da bravo “realista”, Schaeuble, sa benissimo che il vero scontro è lì. Sa che l’attuale visione politica dell’Unione Europea non è determinata “dai paesi del nord Europa”, ma “dai governi di destra dei paesi del nord Europa”.

Ho letto diverse ed interessantissime analisi storico-sociali “weberiane” sull’influenza delle tradizioni culturali e religiose, volte a spiegare l’attuale impossibilità di una collaborazione “dei popoli europei”. Analisi che bisogna sicuramente tenere in considerazione e ben presenti quando si parla d’Europa, ma che a mio avviso hanno il grosso difetto di limitarsi a “giustificare” le attuali divisioni, riconducendo tutto, inevitabilmente, ad uno scontro culturale, religioso e nazionale, riportandoci in pieno ‘800.

Non c’è dubbio, infatti, che i principi luterani influenzino l’etica e la lettura degli eventi politici di un Paese come la Germania, così come l’enorme tradizione cattolica influenza spesso Paesi come Italia, Francia e Spagna ma tali “differenze culturali” erano presenti anche nei decenni passati, eppure non hanno impedito, dagli anni ’50 in poi, il nascere di una visione politica di Europa Unita e politiche volte ad una sempre maggiore integrazione politica, economica e sociale.

Il punto è che quello a cui assistiamo oggi – che piaccia o no – è il risultato di 20 anni di assoluto predominio culturale e politico delle destre in Europa.

Sono governi di destra che alzano nuovi muri e non vogliono affrontare in maniera coordinata l’immensa sfida dei flussi migratori. Sono governi di destra che si oppongono ad una maggiore integrazione politica. Sono governi di destra che soffiano sul vento del nazionalismo e chiedono referendum per uscire dall’Europa. E sono sempre governi di destra che si oppongono a politiche economiche espansionistiche e che criticano apertamente l’operato di Mario Draghi.

Schaeuble sa benissimo che il vero pericolo al predominio della sua parte politica è rappresentato dalla possibilità della rinascita di un’alternativa credibile di sinistra, capace di immaginare un’Europa diversa. E poco importa se le politiche degli ultimi venti anni hanno prodotto l’ascesa di movimenti e forze politiche populiste e di estrema destra.

Schaeuble lo sa. La sua grande fortuna è che a non saperlo sono le forze progressiste europee.

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