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In fondo è come trovarsi di fronte ai riquadri della settimana enigmistica, dove provocatoriamente ti chiedono di individuare ciò che manca o ciò che risulta diverso, tra la prima e la seconda vignetta.

Ecco, c’è davvero da domandarsi, in vista della giornata di domenica, ciò che manca.

Cosa manca per rendere questa giornata, una giornata di festa, dove il popolo si ritrova per scegliere i propri rappresentanti.

Manca l’entusiasmo e predomina la consuetudine.

Un’Italia con grandi potenzialità, player fondamentale del continente europeo, attende incerta un esito del voto ancor più incerto, figlio di una legge elettorale singolare.

Accanto a questo un sistema politico ed istituzionale fragile, che di sottecchi spera nella saggezza dell’arbitro e nelle alchimie numeriche post voto.

Un sistema, capace di collocare il nostro Paese negli stati di punta in Europa e nel mondo.

Al contrario di quanto si è propagandato sia a destra che a sinistra in questi anni, serve più politica e non meno politica. Partiti moderni, forti e radicati, un sistema istituzionale all’altezza delle sfide globali.  

Un quadro d’insieme capace di avere basi solide e non di piegarsi a seconda di come soffia il vento.

Tutto questo, il voto del 4 marzo, non lo risolverà, mancheranno ancora le risposte alle domande di molti di noi, perché per ricostruire ciò che manca occorre tempo e fatica, non bastano tweet, comparsate TV, dibattiti surreali.  Dal 5 marzo occorrerà ripartire dal piano terra, dai territori, la dove ciò che manca è molto più evidente rispetto a chi frequenta unicamente i piani alti.

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