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“Questa tempesta” – James Elroy

“… Ensenada. Luogo di pesca, trappola per turisti, nascondiglio per amanti. Hotel sulle scogliere e moli per la pesca sportiva. Moli dei bassofondi pieni di pescherecci da tonni e negozi di esche. Strade con nomi di santi e di despoti …”.

Photo Credits: Marco Grob

Un genio. Sono un genio. Dell’imbecillità. Sono anni che penso di scrivere un noir ambientato nei ’40, subito prima / subito dopo PearlHarbor, una storia di spie e inseguimenti, regolamento di conti e sparatorie liberatorie, messicani coi baffi e giapponesi infidi, poliziotti ammanicati coi nazisti e marines biondi, muscolosi e bamboccioni, vecchi sceriffi con la faccia scolpita nella roccia e bionde che fumano scolpendo nuvolette di voluttà in diner equivoci e bui.

Esistono testimonianze: pagine e pagine di documentazione, di nomi da usare, mappe e piantine di posti esotici, riferimenti per trovare su internet cataloghi di armi e mezzi e velivoli vecchi di settanta anni e più.

Giovanni Zucca, my old pard , tutto questo lo sa bene.

E adesso arriva questo James Ellroy a scrivere una storia ambientata esattamente nei ’40, subito prima / subito dopo PearlHarbor, una storia di spie e inseguimenti, regolamento di conti e sparatorie liberatorie, messicani coi baffi e giapponesi infidi, poliziotti ammanicati coi nazisti e marines biondi, muscolosi e bamboccioni, vecchi sceriffi con la faccia scolpita nella roccia e bionde che fumano scolpendo nuvolette di voluttà in diner equivoci e bui.

E lo fa dannatamente bene, molto, ma molto meglio di come l’avrei mai scritta io.

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