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Scelte Politiche, Culture, Ricchezza e Povertà nei Paesi Guida

Mr Piketty ci ha regalato recentemente uno studio molto interessante sulle tendenze di voto, sui ‘trend culturali Macro’ e sulle divaricazioni  che, progressivamente, stanno allontanando le Elites intellettuali dalle formazioni politiche che fino a pochi decenni fa costituivano i “popoli di sinistra”. Lo ha fatto analizzando 3 Paesi: Usa, Gran Bretagna e Francia, per il ruolo egemone  da sempre svolto da questi sullo scenario internazionale

Chi volesse industriarsi ed approfondire puo’ collegarsi qui’ :

http://piketty.pse.ens.fr/files/Piketty2018.pdf

Una  piccola avvertenza per i non esperti: i grafici sono quasi sempre riferiti a “differenze”.

Questo significa che un maggiore spostamento di voti ad es. di poveri verso i Tories non vuol dire che in maggioranza i poveri votano per i Tories.

A mio parere è molto interessante l’individuazione di due Elite, che sono venute divaricandosi negli anni

  1. quella degli intellettuali (intesi in senso lato, gli ‘educati’ nelle università).
  2. ed i ricchi (intesi principalmente come gli appartenenti per reddito al primo decile della popolazione).

Dopo un periodo di omogeneità nel secondo dopoguerra (i due insiemi votavano per il ‘centro destra’), a partire dalla fine degli anni 50 si percepisce uno spostamento verso posizioni di sinistra (o radicali) della moltitudine dei travet lavoranti a vario titolo nella industria culturale diffusa. Un divorzio che è costato molto alle “classi dominanti”, costrette a fare da sole i “LAVORI DI CASA”, ovvero pensare a come vendere ai “poveri” politiche di dx.

Per tornare egemoni, hanno dovuto aspettare la diffusione delle religioni creazioniste, delle radio locali in USA e l’arrivo dei ‘Social Media ‘ a scala globale per diffondere discredito a basso costo verso tutto ciò che è Scienza, Istituzione, Partecipazione Organizzata ecc.

Molto interessanti la tav 3.3f:

la 3.4b (guardare i due Clinton ed Obama):

la 4.5d (dove si nota la progressiva divaricazione tra “educati/laureati” e classi ricche in Uk):

Nello studio sono riportati molti dati e altrettante tabelle egualmente interessanti riguardanti la religioni, i giovani, il voto femminile etc. Tutte da studiare

Molto interessante inoltre l’individuazione di 4 grandi sottogruppi/famiglie, che rappresentano ad un tempo: tendenze politiche, economiche e culturali (vedi tab 2.6o):

  1. a) Gli INTERNAZIONALISTI, pro migranti e pro-egualitari (politiche economiche redistributive)
  2. b) Gli INTERNAZIONALISTI , pro migranti ma anti-egualitaristi (poco Welfare pubblico)
  3. c) I NATIVISTI PRO DISEGUAGLIANZE ECONOMICHE
  4. d) I NATIVISTI PRO POLITICHE REDISTRIBUTIVE ( Welfare solo per i cittadini originali)

Penso che lo studio di Piketty sia di estrema attualità anche in Italia, poiché ci fa capire che l’Elite dell’ “industria culturale”  è destinata ad essere presente nelle grandi città e nei punti alti della produzione, ideazione, progettazione etc,  ma ha perso capacità egemone nei confronti della “new wave” culturale rappresentata dai new-media ( in particolare dal loro uso)

Lo studio di Piketty e le sue analisi sono inoltre molto coerenti con il pensiero del Presidente Trump, che recentemente parlando a Fargo – Nord Dakota – ha tuonato :

“Si proclamano Elite (i giornali liberal, le università, gli intellettuali etc), ma hanno case più brutte, noi abbiamo più soldi, barche più belle (probabilmente avrebbe voluto mettere nell’elenco delle proprietà anche “più belle mogli”): siamo più ricchi. Quindi se loro sono l’Elite noi siamo la SuperElite.” (Qui il video: https://www.youtube.com/watch?v=Lugj4MmGpSQ)  
Di fatto ha sancito la nascita pubblica delle due Elites .

Pochi giorni dopo ha indicato inoltre una nuova frontiera a qst superElite:

“Basta con Google e Wikipedia che rappresentano una realtà affine alla Elite Culturale. Voglio un Google nuovo, che qnd digito il mio nome esca quello che voglio io”.

Ovvero: usciamo dalla dittatura di Wikipedia che ci dice che la terra è sferica e che non e’ nata 5mila anni fa. Ogni cittadino americano dovrebbe avere i propri social che gli danno le risposte che lui desidera.

Possiamo star sicuri che essendoci un tale mercato presto saranno trovati capitali che cercheranno di soddisfare la domanda .

E cosi’ mentre i regimi dittatoriali si tutelano dai social con la censura il c.d. mercato si prepara ad offrire loro strumenti di coercizione un po’ più efficienti.

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