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Questo mondo largamente inaccessibile

Questo mondo non solo è chiaramente ingiusto ma è ancora largamente inaccessibile

Provate a immaginare di volervi alzare e le gambe non rispondono. Provate a immaginare di voler camminare e non riuscite a stare in piedi. Provate a immaginare come si sta su una carrozzina e camminare con le ruote quando si può, quando ci si riesce. Quando te lo consentono

Facile dire: creiamo un mondo accessibile. Difficile, difficilissimo farlo. Questo mondo non solo è  chiaramente ingiusto ma è ancora chiaramente e largamente inaccessibile.

Chiedete a un ragazzo di 25 anni, con le gambe che non rispondono, come riesce a vivere un viaggio in aereo o in treno oppure come affronta un forse più normale trasferimento in città. Vi risponderà col sorriso, come è successo a me, ma vi racconterà, anche con pacatezza e dettagliati  particolari, tutti i disagi e i problemi che nonostante tutto si incontrano a non avere l’uso delle gambe.

Aeroporto, ressa ovunque. Volo in ritardo. Nonne e giovanissimi, bambini con palloni e sposi in viaggio di nozze, gruppi di giovani, e gruppi di ragazze che parlano di addio al nubilato di una collega: interno giorno del gate. Chi sgranocchia un panino, chi si riempie di patatine, chi si scola una bibita, chi legge una rivista patinata e chi sfoglia senza leggere un giornale ex di bordo. E chi può, seduto su una panchina, allunga le gambe sui trolley. C’è da far passare un paio d’ore perché il volo è in ritardo. Vabbeh, capita.

In un angolo del gate una coppia parla fittamente: lei ha la gamba destra accavallata sulla sinistra di lui, giovani e belli, luminosi e spensierati. Aprono l’imbarco, si fanno le file tra priorità e non priorità, tra chi si porta tutto in cabina e chi ha stivato un pezzo di vita e di ricordi. Funziona così. Si sale a bordo e si aspetta che tutti si accomodino tra gli sfregamenti di braccia e schiene, intreccio di gambe e di borse. Il capo cabina si raccomanda di non mettere gli zaini nelle cappelliere ma di tenerlo sotto il “sedile davanti a voi”. Volo quasi pieno. Rimangono due posti liberi proprio nella fila accanto.

Salgono gli addetti di terra e fanno sfilare una carrozzina, poi chiedono ai tre viaggiatori già seduti nella fila dietro di “alzarsi per favore”. I due addetti di terra con giubbotto rosso rifrangente prendono in braccio un ragazzo, lo sollevano di peso lo alzano fin quasi sopra gli schienali e lo appoggiano, lo fanno sedere sul sedile finestrino, poi arriva la sua ragazza e ci chiede scusa a tutti: ci dice che di solito ci fanno salire per primi a aereo vuoto, oggi invece è andata a così, scusate per il disagio. Io e alcuni altri attorno ci premuriamo di dire le prime parole che ci vengono: ma no, ma quali scuse, tutto bene? Tra l’impacciato e il sorpreso.

Lui il ragazzo di 25 anni alterna sguardi di fatica e tensione a momenti di sorriso. “Succede spesso, non si accorgono  che dovrebbero far salire prima chi ha problemi di mobilità”, già.

Accessibilità sulla carta non nei fatti.  La ragazza lo accarezza e lo abbraccia. Lui cerca di mettersi comodo e guarda il panorama dal finestrino, il posto è un po’ stretto.  Una signora accanto dallo slancio generoso gli dice: vuole fare cambio e venire qui verso corridoio. E lui molto serenamente e pacatamente: “no, non posso, devo stare vicino al finestrino, non devo essere di inciampo e di ostacolo in caso di emergenza.” Le regole e l’umanità.

Sorrisi di circostanza ma lui è bravo e scongelare l’imbarazzo. Chi non cammina riesce a sopportare di non camminare e anche a scongelare l’impaccio di chi ha accanto e non è abituato a queste reazioni. Mica poco.

Interno aereo, volo standard, scambio di battute su clima, estate che non arriva, voglia di vacanza, lei la ragazza si addormenta lui continua a guardare dal finestrino e ogni tanto ci chiede cosa facevamo in quella città”. Con gli occhi profondi di chi vede oltre la copertina. Atterriamo.

Mancano i bus, poi arrivano i bus, tutti in preda all’ansia di discesa, borse che volano, cappelliere che si aprono improvvisamente. Loro aspettano che i servizi di terra procedano al trasporto. Ci salutiamo con un grande sorriso e con un “alla prossima”.

E lì ho cominciato a pensare a queste frasi: provate voi a immaginare di dare un comando alle gambe e loro non rispondono. Provate  a volare in carrozzina, provate a immaginare cosa si prova a chiedere scusa per accedere ad un proprio diritto. Tutto il resto cambia peso, cambia pelle.

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