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Se lo sciopero è contro un’App

Il 26 agosto a Londra c’è stato il primo sciopero contro un APP ed il suo algoritmo!

L’abituale scontro “Taxisti contro Uber” non può esser classificato come sciopero anche se da luogo ad astensione dal lavoro, al più  può essere indacato come scontro tra mercati e  regolamenti che non coinvolge rapporti economici fra le due parti.

Questa volta si è passati alla protesta ed alle astensioni dal lavoro ( non si consegnavano pizze e pasti che il servizio UBER EATS  promette agli abitanti di Londra). E’ stato messo in atto un vero e proprio boicottaggio delle consegne, accompagnato da distribuzione di volantini, esposizione di banner ( non siamo macchine di UBER etc) e, quel che è piu’ interessante, si è fatta una guerra mediatico-digitale contro l’APP utilizzando i suoi canali. Per entrare in contatto con i colleghi (generalmente sconosciuti visto che solo la App ha gli archivi dei sogetti abilitati alla consegna) i promotori dello sciopero ordinavano pizze da recapitare vicino al luogo della protesta e così intercettavano uno alla volta i ‘lavoratori’ di  UBER EAT.

La protesta nasce sul tema  il più classico  dei conflitti “Datore di Lavoro – Lavoratori”: il salario. La paga infatti  (anche se si tratta di ‘liberi imprenditori terzisti’, secondo lo schema prediletto dai disrupters), è costituita da una parte fissa (a consegna) una parte a km (bici , moto e a piedi sono parificati), da un premio fedeltà, e da una parte relativa al monte orario di disponibilità (con una preferenza per le ore di punta ed i fine settimana; cioè meno ore fai, più sei disponibile nei momenti critici, più consegne fai migliore sarà il compenso “a consegna”). Il tutto avvolto in un  mantra generale che combina la tua pagella secondo le regole UBER EAT , con le recensioni degli utenti, dei ristoranti e delle  pizzerie (la cd ‘filosofia ‘ di UBER EAT ).

UBER, secondo il proprio modello di Business, per invadere il mercato ha iniziato le operazioni con regolamenti (relativi alle paghe ed alle procedure di ingaggio) molto laschi e con retribuzioni ‘generose’ . Molti giovani si sono licenziati da bar e ristoranti col miraggio di una buona retribuzione ed anche per la libertà che ti consente un lavoro “senza padrone”.

In realta’ appena UBER EAT ha  raggiunto un buon esercito di corrieri, di pizzerie, di clienti e di consegne ha iniziato a stringere sui “liberi prestatori di opera”. Prima ha dimezzato il premio fisso, poi ha ridotto il tempo in base al quale uno deve dire si o no ad un’offerta di consegna, poi ha tolto la destinazione (vale a dire: “solo se accetti l’ordine ti diremo l’indirizzo della consegna”), poi ha iniziato a punire coloro che rifiutano una proposta di  consegna, fino alla cancellazione dall’elenco.  Il tutto sempre tramite comunicazioni via APP. Comunicazioni che partono da server collocati per lo più in India.

Deliveroo è una APP concorrente di UBER EAT e si calcola che circa 20000 persone si guadagnino da vivere lavorando per questa APP. E’ stata lanciata da un giovane londinese ed è una delle poche APP Europeee di successo. Ha raccolto fondi quasi per 500 milioni di Euro. E’ dotata di un algoritmo leggermente diverso da UBER EAT e privilegia un rapporto più “friendly” con i propri corrieri. Ovviamente l’algoritmo, sostituendo in tutto e per tutto il “middle management” (i c.d. Quadri, cosi’ importanti nella industria tradizionale dei Servizi) puo’ sempre essere “incattivito” a piacere dalla propietà dell’ APP.

Praticamente nei rapporti impresa/lavoro il modello Ryan Air diventerà la regola.

Vale a dire si sfrutterà la differenziazione legislativa in materia di lavoro che esiste fra Stato e Stato, si spingerà lo sfruttamento della forza lavoro meno qualificata fino al massimo (di fatto non esistono controparti sindacali con cui confrontarsi) , ci si alleerà con i consumatori e con l’opinione publica grazie alla banalizzazione ed alla democratizzazione di servizi prima inaccessibili ai più.

Non sappiamo che sviluppi avrà la protesta ma possiamo immaginare che questa dimostrazione sarà l’inizio di una serie di battaglie sindacali e legali (politiche?) di nuova generazione.

Alcune considerazioni:

  1. La nuova economia , quella “disruptive”, cancella  l’impresa classica, con tutte le funzioni presidiate, con una bella piramide organizzativa. Essa viene sostituita quasi integralmente da un insieme di relazioni ‘digitali’ in cui l’utente o il cliente svolge parte del processo che porta il servizio o il prodotto al consumatore, (nel mondo analogico il modello IKEA, altro es. quando faccio il biglietto del treno online in realtà sostituisco la biglietteria fino ad allora un servizio incluso nel costo di produzione) e parte del servizio/prodotto viene svolto da “liberi intermediari” che non hanno nessun ‘contatto’ umano con l’organizzazione e ricevono istruzioni unidirezionali. I loro movimenti, le loro prestazioni sono monitorate finemente ( pazio, tempo + recensioni qualitative) e confluiscono in un imponente database che è a sua volta ‘valore’. La nuova impresa è impalpabile e quando viene venduta in realtà passa di mano un marchio, un algoritmo ed un database con tutte le sue relazioni digitali. Il telefonino è lo strumento universale di mediazione tra i partecipanti all’impresa.
  2. Le nuove imprese sono principalmente USA, sono internazionali  ed hanno anche dei  dipendenti. Sono i ricercatori sociali e di mercato, i markettari, i software engineers etc. Lavorano intensamente, passano da un APP all’altra, sono economicamente compartecipi del successo, seppure in misura limitata. La novità consiste nella loro completa estraneità rispetto agli altri agenti di questo sistema produttivo. Dirigenti, progettisti e ricercatori nella industria tradizionale, pur non sentendosi ‘lavoratori’, condividevano spazi, tempi ed anche passioni con il resto dei dipendenti di un’ impresa. Siamo cioè di fronte ad un nuovo soggetto, un lavoratore che si ritiene ‘neutro’ ed estraneo. Organizzare costoro  e dare loro standard etici da rispettare sarebbe comunque utile
  3. Siamo solo all’inizio ma leggi, diritti e giurisprudenza dovranno prendere in considerazione questa nuova realtà economica. L’assenza di forze politiche sovranazionali, la competizione fra singoli   stati per accaparrarsi questo o quell’ufficio ed il frazionamento della rappresentanza delle forze produttive ci fanno capire che il percorso per arrivare alle prime definizioni sarà molto lungo. La battaglia per l’armonizzazione fiscale docet. Molta disruption dovra’ passare sotto i ponti!
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