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Il silenzio potenzia le sinestesie, prima tra tutte, la vibrazione di una notifica. Ecco. Si è anche illuminato lo schermo da solo. Ah no, si sta scaricando, è al 7%. Mi alzo e cerco il caricabatterie lasciato a penzoloni in una presa della cucina. Il filo è corto e mi tocca lasciare il telefono appoggiato sul comodino. Cerco la prolunga mentre le coperte hanno tutto il tempo per raffreddarsi. Adesso il telefono può stare sul cuscino. Gli “attivi ora” sono come dei nei verdi intermittenti su faccine fisse postate a immagine del profilo da incuorare disperatamente. Tre e dodici. Neo verde la zia di San Diego, now posting her four puppies. Evitare di commentare per non occupare la linea. Ma quale linea, non c’è mica il duplex e il cyberspazio ha sempre accolto tutti. Sì tutti … tutti si fa per dire.
“Attivo quattro ore fa”. Scrivimi. Geolocalizzati. Taggami, ma quanto mi tagghi, ti taggo alla follia, non ho mai taggato tanto in vita mia. Ho sognato che si rompeva il telefono e tra noi si rompeva finalmente tutto. Avrai una rosa gialla e non mi aspetterai giù in strada sgranocchiando l’attesa del mio ultimo colpo di spazzola con il tuo maledetto telefono in mano. Il silenzio potenzia la vibrazione dell’incubo, e comunque non avrei niente da mettermi.

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