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Sono le donne stesse a farlo?

Un amico recentemente mi ha chiesto:
“cosa ne pensi: sono le donne a non voler far una carriera “importante” e lavorare fino a tardi, perché non vogliono ‘sacrificare’ il loro tempo all’interno della famiglia, o è “tutto il resto” che lo impedisce?”

Prima di continuare sull’argomento, voglio subito chiarire 2 cose:

  1. il mio amico ha posto la domanda nel modo più innocente possibile, nel senso che davvero voleva il mio parere sul una questione così importante del mondo di lavoro odierno, senza pregiudizi e senza preconcetti. Non voleva né giudicare né sminuire il ruolo e l’ambizione delle donne nella società di oggi e in generale.
  2. è un dato di fatto che in qualche modo, le donne – anche oggi – sono più impegnate “fuori” dal proprio posto di lavoro – anche nel migliore dei casi, sono più coinvolte nelle faccende domestiche, sono maggiormente legate con i bambini (soprattutto se piccoli), sono quelle che fanno le piccole cose per cui nessuno ha mai tempo – come per esempio, comprare un regalo di compleanno per l’amico di classe o il regalo di Natale per la zia eccetera eccetera.

La domanda mi ha colto un po’ impreparata ma la risposta era più che ovvia: NO, la motivazione non è “biologica”, ma sociale e politica.
In Italia, così come in tanti altri Paesi il tema di un giusto equilibrio tra vita privata e lavorativa così come la ripartizione delle responsabilità all’interno della famiglia non è visto come prioritario a livello sociale e politico.
Questo si ripercuote nella mancanza – in molte realtà – dei servizi fondamentali per la conciliazione famiglia-lavoro (asili, trasporto pubblico efficiente etc.) e a livello generale in una legislazione che cela una concezione della famiglia in cui “è la donna che si occupa della casa” (congedo di paternità inesistente a fronte di un congedo di maternità piuttosto generoso, possibilità dello smart-working lasciata alla buona volontà della singola impresa etc.). Tutto questo fa sì che un imprenditore abbia spesso delle reticenze prima di assumere una donna per non avere problemi di “maternità” o che un marito dia per scontato che sarà sua moglie a pensare alla cena o che una “donna in carriera” scelga di non avere figli per non dover scendere a “compromessi” in futuro.

Per quanto le condizioni negli ultimi anni siano sensibilmente migliorate – anche rispetto ad una sola generazione fa – continua ad essere assolutamente normale che non ci siano donne candidate o candidabili alla Presidenza della Repubblica o al ruolo di Premier o pochissime Amministratrici Delegate di grandi imprese. Ma sono sicura, durerà poco.

Sono sincera: a volte vorrei solo rimanere a casa e abbracciare mia figlia. A volte lotto dentro di me per lasciarla quando ha la febbre ma il lavoro chiama. A volte mi va di rimanere tutto il giorno a casa e preparare la cena. Non so se sono desideri “di genere”, se anche agli uomini capita di averli, ma la verità è che si tratta di episodi di una vita in cui la realtà è ben più complessa e sfumata.
Fino alla prossima generazione? Chi sa?

Quel che è certo è che per i cambiamenti radicali, il tempo non basta. Serve anche la determinazione e l’impegno di ognuna – anzi ognuno – di noi a cambiare.

Nel frattempo, continuiamo a lottare 🙂

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Written by

Mi chiamo Marija Belicheva. Sono macedone e vivo a Bologna da quatro anni. Sposata e da poco mamma della piccola Sophia. Mi occupo di Marketing e Commercio estero per una società emiliana. Ho studiato lingue, interpretariato e studi europei. Mi piace viaggiare, leggere e condividere.