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Sulle antiche vie di crinale per Castelnuovo, Ronchidoso, Madonna del Faggio

Nel millennio medievale le vie di attraversamento appenninico si spostarono dalle strade di fondovalle, diventate per lo più pericolose ed insicure, a quelle di crinale e mezza costa. Si viaggiava in quota su percorsi territoriali suscettibili di modifiche ed aggiustamenti continui in ragione dell’andamento dei cicli stagionali, dell’erosione idrogeologica o di altre contingenze particolari. Gli unici punti fissi erano le strutture di accoglienza dei viandanti e quelle di controllo politico e militare dei possedimenti. Dunque ospitali, monasteri, case torri, borghi fortificati. Con l’avvento delle età moderna e contemporanea il fondovalle tornò ad essere l’ambito territoriale preminente per le attività umane e la mobilità. Le vie di crinale e mezza costa persero importanza fino al progressivo abbandono.  Una gran parte di esse continua a sopravvivere anche nei giorni nostri nella forma di sentieri CAI, di itinerari trakking e di strade carrabili minori al servizio delle poche case sparse e dei piccoli antichi borghi nelle sempre più verdi, selvagge e silenziose pendici interne dell’Appennino. Quello che di seguito descrivo è un itinerario ciclistico su alcune di queste antiche strade di mezza costa e crinale. 

Dalla circonvallazione di Vergato, seguendo la segnaletica stradale, si prende la via “Castelnuovo”. La strada è stretta e tortuosa ma di grande impatto. Dopo qualche chilometro si è sul crinale che separa la spettacolare valle del Reno da quella altrettanto spettacolare dell’Aneva. Qualche altro chilometro e si arriva alla Chiesa di Castelnuovo costruita sui resti dell’antico Castello. 

Proseguendo si incontra Affrico, antichissimo borgo medievale la cui pieve è documentata già nell’anno 969.

All’incrocio con la strada provinciale 67 si entra nella valle del torrente Marano (in cui affluisce l’Aneva) per salire a Pietracolora, già antico Castello conteso da guelfi e ghibellini. Da lì si prosegue in quota fino a Canevaccia e Montese (Modena) dove inizia la salita sulla pendice di destra della valle del Panaro per il Monte Belvedere. 

Poco prima della sommità si gira a sinistra su una strada sterrata ciclabile che porta al Santuario di Ronchidoso dedicato alla Madonna degli emigranti. La Chiesa, costruita con il contributo economico degli emigranti locali, soprattutto negli Stati Uniti d’America, fu Inaugurata nel 1906 dal cardinale Domenico Svampa. Ronchidoso è purtroppo noto anche per le 69 vittime innocenti della rappresaglia nazifascista del 1944. 

Il percorso scende a Gaggio Montano nella valle del Silla e da lì a Panigale e poi Castelluccio situato su un crinale che domina le valli del Silla e del Rio Maggiore. All’ingresso del piccolo e ben conservato nucleo storico si incontra un castello dalle forme medievali costruito nel XIX secolo dal filantropo Alessandro Manservisi. Negli edifici attigui è ospitato il Museo Laborantes, gestito dalla associazione locale “il faggio”, che nelle 26 sale museali espone un ricchissimo e raro patrimonio di materiali e collezioni relative  alla vita quotidiana e attività  lavorative delle trascorse generazioni appenniniche. 

Infine si prosegue la salita fino ad un breve sterrato che porta al Santuario della Madonna del Faggio, solitaria chiesa settecentesca all’interno di una densa e suggestiva faggeta. La tradizione dice che nel 1672 un pastorello  vide appesa ad un faggio l’immagine della Madonna che parlava. La devozione popolare fu immediata e nel 1727, a pochi metri dall’albero,  nacque la prima Chiesa.

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