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Erano poco piu’ che ragazzi. Ricordavano quei sabati faticosi in cui dovevano andare in centro vestiti di nero. Non potevano parlare, non potevano giocare, ma dovevano stare fermi quando glielo dicevano e fare i movimenti quando glielo dicevano. A volte dovevano anche urlare delle frasi che non capivano, ma servivano per fare capire agli altri quanto erano forti quelli che stavano in squadra.

Poi qualcuno continuo’ a studiare e pure qualche ragazza, anche se si diceva che le ragazze erano buone solo per fare i figli e non per pensare.

Poi, nel tempo, si accorsero che ogni tanto qualcuno se ne andava, non si sa bene dove, forse solo perché aveva scritto di libertà, o di uguaglianza o di sofferenza. Poi videro che quelli che pregavano un Dio diverso e facevano festa al Sabato dovevano stare attenti a non farlo vedere troppo e una mattina misero una legge che distingueva tra loro e gli altri quello che si poteva o non si poteva fare.

Cominciarono a capire che quando le leggi servono per aumentare le disuguaglianze allora finisce la speranza e senza speranza si muore, e fu di lì a poco che quell’onnipotenza delirante e ingombrante che non lascia spazio al dubbio, alla differenza, alla debolezza divento’ un progetto di morte nel cuore dell’Europa.

I loro genitori non capivano, come di solito fanno i vecchi con i giovani, erano troppo stanchi per combattere un’altra guerra ancora o forse avevano paura, ma quei ragazzi volevano un mondo libero e  giusto e trovarono la forza di difendere, a volte con la propria vita, la speranza di un mondo buono da abitare.

La storia ci racconta che ce l’hanno fatta e che hanno scritto per noi una memoria straordinaria da rispettare in 139 articoli che tutelano la democrazia, la libertà di pensiero e l’uguaglianza delle persone ed è anche grazie al loro coraggio che celebriamo la prima volta che a tutti, perfino alle donne fu permesso di dire di sì o di no liberamente.

Ho incontrato qualcuno di quei ragazzi e ragazze che ci hanno creduto e che oggi sono anziani.

Mi hanno parlato di nascondigli, di nomi in codice, di biciclette, di quelli che hanno perso, di quelli che si sono sacrificati per non rivelare chi erano gli altri, alcuni si sono commossi a ricordare e mi hanno detto di non dare mai tutto questo che abbiamo per scontato, perché il demone si nutre dell’indifferenza e dell’incuria di questi beni preziosi costati così tanto.

Grazie ragazzi e ragazze, buona festa della Repubblica!