|

HomePosts Tagged "il tiro"

il tiro Tag

Certo, se a Bologna parli (pensi) di gialli (giallisti), il pensiero corre in automatico ai grandi del genere (che poi siano anche i grandi del genere in Italia, è un  fatto assolutamente non secondario). Pensi cioè a Lucarelli (Carlo, e alla trilogia pre e post ventennio del commissario DeLuca, ai cyberkiller bolognesi, alla attuale bella serie dal sapore coloniale) o a Macchiavelli (Loriano e al suo SartiAntonioBrigadiere trasposto in video nella miniserie televisiva omonima dalla faccia bella e dolente, all’epoca, di Gianni Cavina, ai romanzi, anche sotto pseudonimo, su stragi e complotti di stato, e alla fortunata collaborazione appenninica con Francesco Guccini).

Certo, ancora, se pensi o parli di Lucarelli e Macchiavelli, non puoi non pensare o parlare del loro fortunato antico sodalizio con il Gruppo13, l’enclave alquanto esoterica (nel senso di appartenenza chiusa e supponente che la contraddistinse) che agì nell’ultimo decennio del millennio scorso e che annoverava alcuni di quelli che sarebbero diventati dei punti di riferimento del genere: Pino Cacucci, Marcello Fois, Alda Teodorani, Danila Comastri Montanari, Lorenzo Marzaduri, Gianni Materazzo, Sandro Toni, Massimo Carloni, Nicola Ciccoli, Claudio Lanzoni e Mannes Laffi (questi ultimi due illustratori). Il fatto poi che alcuni di questi, chi per età chi perché già dottore (no, questo no, questo è il bardo montanaro che lo canta; meglio, allora, dire chi per gelosia chi per invidia chi per arroganza) uscirono dal gruppo, nulla toglie all’importanza dell’esperienza, alla sua primogenitura, al suo porsi come esempio da seguire che tanto, e tanti, ha generato, ispirato, formato.

Sto pensando ai primi adepti Rigosi (Giampiero, “NotturnoBus”), Nerozzi (Gianfranco, “Ultima pelle” e “Continuum”), anche Vinci (Simona, “Dei bambini non si sa niente”) perché no? Ma anche agli epigoni più recenti, il Matteo Bortolotti di “Questo è il mio sangue” e del curioso “Il mistero della loggia perduta” (e che, giusto per riprendere il discorso dei padri nobili, ha lavorato con Lucarelli alla fortunata serie televisiva dell’Ispettore Coliandro) o il Marco Bettini di “Color sangue” o ancora il Roberto Carboni di “Destinazione notte”. Ma un fermento così vivo, lo stesso fermento che più volte ha fatto definire Bologna come la capitale del noir (o giallo) all’italiana, non può, necessariamente, esaurire la propria forza propulsiva nelle sole punte di diamante (o di zircone). Non può, sostanzialmente, chiudersi in se stesso, senza formare, promuovere, iniziare altre pulsioni, tentativi, realtà. Ed è questo il caso, perché quelli di cui vorrei occuparmi ora, sono due outsider, lontani, per scelta di vita ancor più che professionale, dalle rutilanze, le pinzillacchere, i lustrini che sempre si accompagnano al giovane scrittore; se poi il giovane è anche emergente

Bene. I due sono uno stimato giornalista (ex) della RAI di Bologna ed un altrettanto stimato medico (anche lui ex).

Sto parlando di Pier Damiano Ori (nato a Modena, ma bolognese come ascendenze; alcuni lo ricorderanno, in TV o a passeggio sotto il Pavaglione, elegantissimo nei suoi completi in stile Saville Road, il panciotto, il papillon: una figura sicuramente notevole).

L’altro, è Roberto Casadio, medico impegnato nel sociale e personalità schiva, un tipico, come lui stesso si definisce,  figlio dello scorso millennio che, nato a Bologna, vive ormai in campagna da oltre 15 anni.

Cosa hanno in comune i due? Innanzi tutto, la passione dello scrivere. E poi quella dello scrivere giallo. Ad accomunarli, ancora, l’invenzione di due personaggi belli ed improbabili e per questo interessanti e che non puoi non sentire come amici, fratelli.

Il protagonista di Ori, investigatore sui generis, ex giornalista ed ora affittuario di parte della propria villetta nella prima 2016.06.23 - ori PIAZZA GRANDEperiferia ad una congerie di personaggi che, pur affastellati, si dimostreranno buffi, simpatici, bravi ed indispensabili, è Guido Speier, ex giornalista, come detto, ed ora investigatore obtorto collo. Le due inchieste da lui compiute, solo per ora speriamo, sono “Di applausi si muore” (ambientato nell’affollato, “… competitivo mondo dei teatri della città dove convivono palcoscenici di grande tradizione e i luoghi più radicali dell’antagonismo culturale …”) e “Piazza Grande” (ambientato nel mondo degli homeless, i barboni della città, che avevano in “Piazza Grande”, il rifugio mensa officina di via Libia, da qui il titolo, la loro nuova casa).

Il discorso cambia nel caso di Casadio. Il suo protagonista, Ronny Conti, alias Roman Petrescu, ex agente della securitate romena, clandestino con documenti falsi, in Italia dal 1990 per sfuggire alle epurazioni del dopo-Ceausescu, è, a tutti gli effetti, un dropout, un esiliato dal mondo, una figura aliena nella schizofrenia delle nostre 2016.06.23 - CASADIO CHICCOgiornate. Ma non per questo, di una figura tragica si tratta. Certo, l’ambiente in cui si muove cercando di aiutare chi è ancora più sfortunato di lui, è duro, crudo, così lontano da quello all’apparenza dorato dove si è trovato a (soprav)vivere grazie a un impiego precario come sguattero. Ma è l’umanità di cui le sue ricerche faticose e pericolose si nutrono a ridipingere, se non di rosa, di un bel colore corroborante la vita sua e quella di chi si rivolge a lui con speranza e fiducia. I titoli per ora sono cinque, “Uno di meno”, “Chicco il bello”, “Morta di fame”, “Angeli della notte”, “Un dramma familiare”.

Delle trame, di Casadio come di Ori, ovviamente, nulla racconterò, e quindi nemmeno dei personaggi, del loro intrecciarsi, inseguirsi, darsi un vicendevole “la” così fondamentale nel divenire e nel dipanarsi della vicenda.

Per invogliarvi, però, esagererò nei paragoni: e così, se per Ori potrei scomodare Vazquez-Montalban (Pepe Carvalho, nel suo villino di Vallvidrera brucia libri nel caminetto, mangia i manicaretti di Biscuter e ama, riamato, Charo mentre Speier, nel suo villino di via dei Lamponi, vive circondato da una corte dei miracoli composta da Leo ex chimico aspirante clown, Sandro ex psicologo e assatanato cinofilo e soprattutto lei, l’ingegnere Caterina Trezzi che spande luce come una batteria di riflettori  e diffonde polvere d’oro dai capelli) per Casadio il paragone, altrettanto se non più impegnativo, è praticamente scontato: siamo dalle parti di Simenon, dei suoi intonaci vecchi, i caloriferi bollenti , le abitazioni con le persone dentro, quiete, disperate, affacciate di spalle alle finestre.

I paragoni, come lo sono sempre, sono arditi. Ma se in questa lunga estate calda avrete voglia di passare un pomeriggio in compagnia di una scrittura che inevitabilmente vi diverrà amica e compagna cara, non fatevi scappare le avventure di Speier e di Ronny.

Ingredienti per due persone
Per la farcia:
2 zucchine
1 scalogno piccolo
Qualche foglia di menta
150 g di Brie

Per sfogliatina:
1 confezione di pastasfoglia
1 rosso d’uovo per pennellare

Per la salsa:
150 g panna vegetale
60 g parmigiano grattugiato

Preparazione:
Per prima cosa tagliare la pastasfoglia in rettangoli di 10×15 cm e cuocere dopo aver pennellato con uovo in forno pre-riscaldato a 180 gradi per 10/15 minuti.

Lavare e tagliare le zucchine a “mezze lune sottili”.
Tritare lo scalogno e soffriggerlo leggermente con un po’ di olio extra vergine d’oliva, aggiungere le zucchine, cuocere al dente, aggiustare di sale e pepe ed aggiungere la menta a crudo.
Tagliare la sfogliata, farcirla con le zucchine e le fette di brie, ri-infornare per pochi minuti in modo da far sciogliere il formaggio.
Preparare la salsa facendo bollire la panna con il parmigiano, mescolarla energicamente fino a farla diventare una crema densa.
Impiattare con la salsa sotto e la sfogliata sopra e decorare a piacere.

Buona Sfogliata da G&G!

Nel precedente articolo (dal titolo “Nuovo codice degli appalti tornano i vecchi vizi”) abbiamo parlato del nuovo codice degli appalti. Vediamo ora i contenuti della Direttiva 23 sulle concessioni ed il suo rapporto con l’ultimo “scandalo nostrano”: l’appalto per la gestione estiva di 3 piscine nel Lodigiano.

La direttiva è di una importanza enorme poiché disciplina i grandi Appalti (per realizzazioni complesse e che richiedono l’integrazione di molte competenze: per semplicità si posono citare la Tranvie, i Metro, le Centrali e le reti energetiche ecc).

L’importanza di tale direttiva è ampliata nel settore dei Lavori Pubblici dal fatto che siamo in un periodo di tassi prossimi allo 0 (zero).

Tutte le Grandi Opere vengono infatti assegnate tramite ‘Concessione’ e negli ultimi decenni non vi è mai stato momento piu’ propizio per i tassi di interesse. E le opere necessarie per l’ammodernamento e la vita’ di citta’ e Regioni hanno bisogno di investimenti di tale portata e durata per cui il livello dei tassi e’ decisivo.

Essa (la direttiva 23) consente una libertà di movimento alle Amministrazioni Pubbliche sconosciuta in Italia.

Ad esempio:

Art 37)  6.Direttiva 23/2014 :

L’amministrazione aggiudicatrice o l’ente aggiudicatore può condurre liberamente negoziazioni con i candidati e gli offerenti.

L’oggetto della concessione, i criteri di aggiudicazione e i requisiti minimi non sono modificati nel corso delle negoziazioni.

Inoltre per quanto riguarda la procedura.

Art 48 comma 3. direttiva 25/14. :

Gli enti aggiudicatori avviano con i partecipanti selezionati conformemente alle disposizioni pertinenti degli articoli da 76 a 81 un dialogo finalizzato all’individuazione e alla definizione dei mezzi più idonei a soddisfare le proprie necessità. Nella fase del dialogo possono discutere con i partecipanti selezionati tutti gli aspetti dell’appalto.

Durante il dialogo gli enti aggiudicatori garantiscono la parità di trattamento di tutti i partecipanti. A tal fine, non forniscono in maniera discriminatoria informazioni che possano avvantaggiare determinati partecipanti rispetto ad altri. Conformemente all’articolo 39, gli enti aggiudicatori non possono rivelare agli altri partecipanti le soluzioni proposte o altre informazioni riservate comunicate da un candidato o un offerente partecipante al dialogo senza l’accordo di quest’ultimo. Tale accordo non assume la forma di una deroga generale ma si considera riferito alla comunicazione di informazioni specifiche espressamente indicate.

Il buon Sindaco di Lodi (sulla cui colpevolezza, in base alle notizie fornite dalla stampa non esistono dubbi: ha effettivamente ‘turbato’ l’asta) poteva e doveva comportarsi a tal guisa:

  1. chiamare separatamente i candidati (a maggiore ragione il suo candidato, visto che il favorito era di una societa’ interna ad una municipalizzata del Comune), accogliere i suoi  suggerimenti, rigettando quelli altrui, previa motivazione (lasciando quindi agli altri concorrenti l’onere dell’eventuale ricorso di merito)
  2. Infine utilizzare  il dialogo competitivo per migliorare il processo e raggiungere lo scopo (come consentito dalle norme)

Il suo peccato consiste principalmente nella scarsa conoscenza delle procedure e nella fiducia riposta in una funzionaria che registrava di nascosto le sue malefatte.

Tutti i Sindaci quando si deve gestire un servizio tipo piscina estiva, un chiosco di un parco, un campo estivo per ragazzi et similia, sperano che vinca una ditta locale , possibilmente una polisportiva seria, meglio ancora una municipalizzata.

Un ‘imprenditore’ estraneo (vale dire proveniente da altro territorio) nelle piccole realta’, infatti non offre (per motivi comprensibili) le stesse garanzie di sicurezza, regolarita’, adempimenti contributivi, tutele del personale ecc.

Non e’ soggetto al medesimo controllo sociale poiche’ puo’ infischiarsene della reputazione che risultera’ dalla sua gestione.

La stesse motivazioni  si potrebbero addurre per favorire contiguita’ criminali nei territori condizionati dalla mafia. Tuttavia e’ bene distinguere tra comportamenti criminali e dilettantismo.

In questo caso le garanzie fornite erano addirittura in capo ad una societa’ partecipata dal Comune, quindi con  tutte le responsabilita’ conseguenti in materia contributiva, regolarita’ amministrativa, rispetto delle norme di sicurezza (responsabilità ricadenti addirittura sotto la giurisdizione della Corte dei Conti)

Non ci troviamo di fronte al SISTEMA LODI, meritevole delle prime pagine di tutti i giornali e dei telegiornali. Ci troviamo di fronte ad un Amministratore che forse  non conosce le giuste procedure e che, come vedremo, e’ stato giustiziato in diretta dalla pigrizia dei  media   “En passant” e’ stato anche offeso dal giudice inquirente che lo ha definito ‘abietto’

Ora mi sorgono alcune domande :

1) siccome la base d’asta era di 7500 euro per giustificare la grancassa si e’ detto che in realta’ il profitto generato sarebbe stato di 100.000 euro annui – immagino l’abbia scritto il giudice nel dispositivo in cui chiedeva la carcerazione – come mai nessun giornalista in Italia si e’ degnato di fare una telefonata di verifica in un qualche Comune?

Se la gestione delle piscine, a tariffe convenzionate, personale in regola, rispetto delle norme igieniche e dei requisiti di sicurezza genera utili , come mai le scrivanie dei sindaci non pullulano di proposte finalizzate alla costruzione ed alla gestione di piscine? Come mai spesso restano chiuse ? Perche’ ricorrere alle polisportive – notoriamente favorite fiscalmente – invece di utilizzare le imprese private? Come mai non nascono imprenditori privati nella gestione delle piscine vista la loro redditivita’?

2) se si inizia a punire la ‘turbativa’ , cosa che va lodata, cosa fare delle turbative che hanno profondamente influenzato tutte le ultime tornate elettorali?

Vado a memoria :

Il SISTEMA SESTO. Dopo molti anni mr. Penati e’ stao assolto con formula piena! (nel frattempo la Regione Lombardia e’ andata alle elezioni sotto il peso dello scandalo PENATI)

L’AFFAIRE ERRANI ( per falso ideologico !) : assolto pienamente, solo dopo l’interruzione di una legislatura eletta democraticamente.

Gli IMPRESENTABILI : (una intera campagna elettorale basata su DE LUCA) : assolto con formula piena dopo 10 anni (10 anni per dirimere un banale abuso d’ufficio).

C’e’ qualcuno disposto a giurare che queste indagini non hanno influito sui risultati elettorali?

Cosa c’e’ in un regime democratico di piu’ sacro delle elezioni ? Perche le lasciamo ‘turbare’ tranquillamente mentre mandiamo legittimamente in galera un sindaco per un appalto di piscine e gli diciamo anche che e’ abietto ?

Sono disposto a scommettere che qualcuno proporra’ una legge risolutiva in materia.

Sono convinto che la magistratura vada lasciata in pace ( e’ bene ricordare ad es. che in questi anni sono stati perseguiti l’affaire Mose ed il Sistema sanitario del Formigoni ) Penso che le storture denunciate vadano corrette in sede politica. Per esempio risolvendo il problema dei tempi bibblici delle indagini e dei processi.

Ed anche iniziando ad ‘educare’ diversamente la pubblica opinione, vale a dire distinguendo tra reato e reato poiche’ tutti nell’attivita’ amministrativa possono ricevere avvisi di garanzia od incappare in piccole irregolarita’. Il ruolo dei media in tale senso e’ importantissimo.

Renzo Brunetti

Erano poco piu’ che ragazzi. Ricordavano quei sabati faticosi in cui dovevano andare in centro vestiti di nero. Non potevano parlare, non potevano giocare, ma dovevano stare fermi quando glielo dicevano e fare i movimenti quando glielo dicevano. A volte dovevano anche urlare delle frasi che non capivano, ma servivano per fare capire agli altri quanto erano forti quelli che stavano in squadra.

Poi qualcuno continuo’ a studiare e pure qualche ragazza, anche se si diceva che le ragazze erano buone solo per fare i figli e non per pensare.

Poi, nel tempo, si accorsero che ogni tanto qualcuno se ne andava, non si sa bene dove, forse solo perché aveva scritto di libertà, o di uguaglianza o di sofferenza. Poi videro che quelli che pregavano un Dio diverso e facevano festa al Sabato dovevano stare attenti a non farlo vedere troppo e una mattina misero una legge che distingueva tra loro e gli altri quello che si poteva o non si poteva fare.

Cominciarono a capire che quando le leggi servono per aumentare le disuguaglianze allora finisce la speranza e senza speranza si muore, e fu di lì a poco che quell’onnipotenza delirante e ingombrante che non lascia spazio al dubbio, alla differenza, alla debolezza divento’ un progetto di morte nel cuore dell’Europa.

I loro genitori non capivano, come di solito fanno i vecchi con i giovani, erano troppo stanchi per combattere un’altra guerra ancora o forse avevano paura, ma quei ragazzi volevano un mondo libero e  giusto e trovarono la forza di difendere, a volte con la propria vita, la speranza di un mondo buono da abitare.

La storia ci racconta che ce l’hanno fatta e che hanno scritto per noi una memoria straordinaria da rispettare in 139 articoli che tutelano la democrazia, la libertà di pensiero e l’uguaglianza delle persone ed è anche grazie al loro coraggio che celebriamo la prima volta che a tutti, perfino alle donne fu permesso di dire di sì o di no liberamente.

Ho incontrato qualcuno di quei ragazzi e ragazze che ci hanno creduto e che oggi sono anziani.

Mi hanno parlato di nascondigli, di nomi in codice, di biciclette, di quelli che hanno perso, di quelli che si sono sacrificati per non rivelare chi erano gli altri, alcuni si sono commossi a ricordare e mi hanno detto di non dare mai tutto questo che abbiamo per scontato, perché il demone si nutre dell’indifferenza e dell’incuria di questi beni preziosi costati così tanto.

Grazie ragazzi e ragazze, buona festa della Repubblica!

I dati raccolti dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale) evidenziano che le acque superficiali (laghi, fiumi e torrenti), presentano pesticidi nel 63,9% dei 1284 punti esaminati, mentre le acque sotterranee presentano pesticidi nel 31,7% dei 2463 siti analizzati. I dati che sono relativi al biennio 2013-2014 evidenziano 224 sostanze diverse mentre nel biennio precedente le sostanze estranee erano 175. In alcune regioni la contaminazione è molto piu’ alta del dato nazionale, per le acque superficiali in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna i luoghi con pesticidi superano il 70% dei siti esaminati, mentre in Toscana si tocca il 90% ed Umbria addirittura il 95%.

il tiro - graficopesticidi

Fonte: Corriere della Sera

Per quanto riguarda invece le acque sotterranee la situazione è particolarmente grave in Lombardia con il 50% dei siti con la presenza di pesticidi, in Friuli con il 68,6% ed in Sicilia con il 76%. Rispetto al passato in piu’ siti sono state trovate miscele di diverse sostanze, fino a 48 diverse, con una tossicita’ quindi molto piu’ elevata. I punti nei quali si superano i limiti di legge sono 274 per le acque superficiali e 170 in quelle sotterranee. In termini reali la situazione è con molta probabilita’ molto piu’ grave, il motivo dipende dal caos che esiste nei controlli nelle diverse Regioni. Per fare solo alcuni esempi: la Calabria ed il Molise non hanno inviato dati, la Campania non ha inviato i dati 2014, Basilicata, Puglia, Friuli, Sardegna e Marche effettuano analisi al di sotto degli standard di legge ed ogni regione analizza elenchi di sostanze differenti, nella Provincia di Bolzano si ricercano 167 sostanze mentre nella Regione Puglia se ne cercano 3, la media nazionale è 73. Rispetto ai punti di monitoraggio ogni 1000 km quadrati, si va dai 0,3 punti del Lazio agli 11,5 della Provincia di Trento. Il glifosato che è il pesticida piu’ usato al mondo viene ricercato solo in Lombardia ed in alcuni rari punti in Toscana, nei siti dove è stato cercato in Toscana è stato trovato nel 91% dei casi. Mettendo a confronto i dati dei quali disponiamo con quelli del 2012 si deduce che i siti contaminati per le acque superficiali sono aumentati del 20% e quelli delle acque di falda del 10%. Non bisogna fare allarmismi ma i dati parziali di cui disponiamo ci dicono che la situazione è grave.
La prima considerazione che va fatta è che le competenze affidate alle Regioni in questo modo non funzionano. Non è possibile che in Regioni come il Lazio non svolgano il monitoraggio dei principali corpi idrici che significano fiume Tevere e laghi di Bolsena e Bracciano. Serve un’agenzia nazionale od un settore del Ministero dell’ambiente dotato dei necessari poteri per definire quante e quali sostanze cercare, il loro aggiornamento (perché il centinaio di sostanze messe recentemente in commercio nessuno le cerca), la frequenza dei punti da monitorare, la periodicità e le metodologie da rispettare per le indagini e questo per tutto il territorio nazionale, poi l’operativita’ locale puo’ essere affidata alle Regioni. E’ paradossale che per analisi di questa importanza nel 2016 si usino metodologie differenti ad Ancona rispetto a Bari e Bolzano e si cerchino sostanze diverse da Regione a Regione. Dato che parliamo di salute pubblica, se per le analisi del sangue le metodologie sono analoghe a Palermo e a Torino, altrettanto deve essere per le analisi delle acque. L’attuale situazione non è rispetto dell’autonomia regionale è un lasciar andare ingiustificato a decisioni a volte cervellotiche che servono solo a nascondere i problemi. Fra le riforme di cui si discute, questa che non costa, deve essere in cima alla scala delle priorità.

Un discorso a parte va fatto per il glifosato che è il pesticida piu’ usato al mondo che è stato classificato dallo IARC (Agency for Research on Cancer – IARC), che è il braccio dell’Organizzazione Mondiale della Sanita nel campo dei tumori, come possibile cancerogeno. Il glifosato è stato brevettato dalla Monsanto negli anni 70, il brevetto è scaduto nel 2001 ed ora è presente in circa 750 prodotti diversi. Questo pesticida, che quando è stato cercato nelle acque è stato trovato con frequenze molto alte, è il piu’ usato anche in Italia. Il glifosato è un diserbante sistemico definito totale in quanto non seleziona le piante che è in grado di uccidere. Le piante assorbono questo prodotto a livello fogliare, in poche ore questa sostanza si diffonde in tutta la pianta ed in poco tempo ne determina l’essiccamento. Con l’avvento degli OGM sono state prodotte piante in grado di resistere agli effetti di questo diserbante (mais, grano, cotone soia) con il risultato di permettere agli agricoltori di usare questo prodotto senza danneggiare i raccolti. Solo negli Stati Uniti nel 2012 ne sono state usate 127.000 tonnellate, ma lo stesso avviene in Canada, India, Cina, Argentina, Russia ed Africa. Si stima che il commercio annuo del glifosato ogni anno muova una cifra di circa 5,4 miliardi di dollari, E’ evidente che una parte di queste sostanze rimangono nelle farine o negli alimenti prodotti con le piante OGM resistenti al glifosato. I tedeschi ad esempio hanno trovato in 14 marche diverse di birra residui di glifosato superiori ai limiti previsti per l’acqua potabile. Visti gli interessi in gioco si è aperta un’aspra battaglia legale il fronte innocentista è guidato dalla Monsanto che ancora produce questo diserbante che è venduto in 140 paesi. Per un paese come il nostro che importa il 70% della farina si aprono due quesiti: dato che il commercio mondiale delle farine non prevede la precisazione se sono prodotte con piante OGM e dato che le analisi sulla presenza di glifosato non sono previste come tutelare la salute dei consumatori? In secondo luogo come regolamentare o proibire l’uso di questo prodotto sul territorio nazionale?
Gli studi condotti sul composto «puro», pubblicati anche su The Lancet Oncology – hanno concluso che «le prove che l’erbicida causi il cancro negli animali sono sufficienti», mentre sono «forti quelle riguardanti la genotossicità» del prodotto. Finora l’esposizione ai pesticidi era risultata correlata a un aumento dei casi di leucemie infantili e malattie neurodegenerative, Parkinson in testa. Dal nuovo documento emerge invece una forte correlazione epidemiologica tra l’impiego del glifosato e il linfoma non-Hodgkin. Il parere, vista anche la fonte, ha riaperto la discussione all’interno della comunità scientifica. Già nel 1985 l’Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente aveva indicato il glifosato come possibile cancerogeno umano, tesi poi contraddetta sei anni dopo.

Secondo l’Efsa, l’organo di consulenza scientifica della Commissione Europea in materia di rischi associati alla catena alimentare, «è improbabile che il glifosato costituisca un pericolo di cancerogenicità per l’uomo». Dopo pero’ il clamore suscitato dalle ricerche citate, il parere previsto per marzo della Commissione Europea del rinnovo per 15 anni della possibilita’ di commercializzare glifosato in Europa è slittato a giugno, mentre il Parlamento Europeo ha gia’ dato il parere positivo suggerendo pero’ un rinnovo di 7 anni invece di 15 e la limitazione del commercio agli operatori professionali, la classica mediazione che non scioglie il problema. In questi giorni sono state divulgate delle indiscrezioni sulle trattative sull’accordo commerciale transatlantico che sono tenute ufficialmente segrete. Cosa succederebbe se fosse concordato di seguire le norme per i pesticidi in vigore negli Stati Uniti, con la possibilita’ da parte delle multinazionali di fare causa ad uno stato che proibisce l’uso del glifosato, quando l’organo decisore, da quanto appare dalle indiscrezioni, dovrebbe essere un tribunale privato? Di tutto questo si sa, si parla e si discute troppo poco.

Sabato sera ha trionfato una città intera. Tutta Bologna, dopo la partita contro il Milan, ha preso coscienza di quanto il vento, per questa gloriosa società, sia radicalmente cambiato. E’ una brezza che soffia da occidente ed accarezza il capoluogo emiliano, portando con sé gli aromi dello sciroppo d’acero, della salsedine e di un futuro migliore.

Sabato sera Bologna ha vinto, pur perdendo sul campo. Condannati da una direzione di gara ai limiti dell’assurdo da parte di Doveri (8 vittorie su 9 in stagione per il Milan con lui ad arbitrare, sarà il caso), i rossoblù e tutto il loro popolo possono consolarsi con la consapevolezza che le fondamenta del club non sono mai state così solide.

Dopo anni travagliati, contrassegnati da gestioni finanziarie quanto meno discutibili, ora, finalmente, regna il sereno. Adesso, se la società deciderà di privarsi di Diawara, non lo farà per rimanere a galla, ma per reinvestire e migliorare la rosa. La differenza non è né piccola né, tantomeno, trascurabile.

Le parole di Saputo a fine gara (“mai provata un’emozione simile”) suonano come un’investitura: il chairman canadese, ormai, sembra sentirsi intimamente bolognese.

I suoi occhi, durante il giro di campo post partita, brillavano di una luce che sembra schiudere orizzonti fino ad oggi preclusi anche ai più sognatori tra i supporters rossoblù. Si sente amato Joey, si sente (non a torto) il salvatore di una squadra intera, di un popolo intero, forse, addirittura, di un’intera città. Finchè i suoi occhi avranno quel bagliore d’ambizione, Bologna può dormire sogni tranquilli.

Sabato sera Bologna ha vinto perché raramente si era visto tanto entusiasmo intorno al BFC. Per giorni il popolo dei social ha celebrato la coreografia di inizio gara, quell’immenso telone con la skyline della città che, per qualche minuto, ha consegnato a Bologna un’atmosfera da grande notte, quella che ci si augura di vivere il più presto possibile. Certamente, si è parlato pochissimo della vittoria dei rossoneri, sinceramente mai visti così scandalosamente in basso. Ma questa è un’altra storia, di cui non mi interessa parlare.

“Celebrate the Glory” era l’hashtag lanciato dai rossoblù per celebrare la nuova maglia home della prossima stagione, presentata ed utilizzata proprio in occasione della partita contro il Milan. Ebbene, mai come in questa occasione Bologna ed il Bologna hanno onorato la storia di una delle società più vincenti del panorama calcistico del Belpaese. Si tratta, oggi, di ricordi appena sbiaditi, attimi scolpiti nelle memorie dei tifosi di più lunga data, incrostati dalla sabbia del tempo che fu. Ma in lontananza, dicevamo, spira una brezza che porta con sé gli aromi dello sciroppo d’acero, della salsedine e di un futuro migliore. Destinata, magari, a spazzare via quei granelli ed a rendere nuovamente vividi quei gloriosi momenti.

Sì, Sabato sera ha vinto Bologna.

Sì, Sabato sera siamo stati tutti orgogliosi di essere bolognesi.