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I dati raccolti dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale) evidenziano che le acque superficiali (laghi, fiumi e torrenti), presentano pesticidi nel 63,9% dei 1284 punti esaminati, mentre le acque sotterranee presentano pesticidi nel 31,7% dei 2463 siti analizzati. I dati che sono relativi al biennio 2013-2014 evidenziano 224 sostanze diverse mentre nel biennio precedente le sostanze estranee erano 175. In alcune regioni la contaminazione è molto piu’ alta del dato nazionale, per le acque superficiali in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna i luoghi con pesticidi superano il 70% dei siti esaminati, mentre in Toscana si tocca il 90% ed Umbria addirittura il 95%.

il tiro - graficopesticidi

Fonte: Corriere della Sera

Per quanto riguarda invece le acque sotterranee la situazione è particolarmente grave in Lombardia con il 50% dei siti con la presenza di pesticidi, in Friuli con il 68,6% ed in Sicilia con il 76%. Rispetto al passato in piu’ siti sono state trovate miscele di diverse sostanze, fino a 48 diverse, con una tossicita’ quindi molto piu’ elevata. I punti nei quali si superano i limiti di legge sono 274 per le acque superficiali e 170 in quelle sotterranee. In termini reali la situazione è con molta probabilita’ molto piu’ grave, il motivo dipende dal caos che esiste nei controlli nelle diverse Regioni. Per fare solo alcuni esempi: la Calabria ed il Molise non hanno inviato dati, la Campania non ha inviato i dati 2014, Basilicata, Puglia, Friuli, Sardegna e Marche effettuano analisi al di sotto degli standard di legge ed ogni regione analizza elenchi di sostanze differenti, nella Provincia di Bolzano si ricercano 167 sostanze mentre nella Regione Puglia se ne cercano 3, la media nazionale è 73. Rispetto ai punti di monitoraggio ogni 1000 km quadrati, si va dai 0,3 punti del Lazio agli 11,5 della Provincia di Trento. Il glifosato che è il pesticida piu’ usato al mondo viene ricercato solo in Lombardia ed in alcuni rari punti in Toscana, nei siti dove è stato cercato in Toscana è stato trovato nel 91% dei casi. Mettendo a confronto i dati dei quali disponiamo con quelli del 2012 si deduce che i siti contaminati per le acque superficiali sono aumentati del 20% e quelli delle acque di falda del 10%. Non bisogna fare allarmismi ma i dati parziali di cui disponiamo ci dicono che la situazione è grave.
La prima considerazione che va fatta è che le competenze affidate alle Regioni in questo modo non funzionano. Non è possibile che in Regioni come il Lazio non svolgano il monitoraggio dei principali corpi idrici che significano fiume Tevere e laghi di Bolsena e Bracciano. Serve un’agenzia nazionale od un settore del Ministero dell’ambiente dotato dei necessari poteri per definire quante e quali sostanze cercare, il loro aggiornamento (perché il centinaio di sostanze messe recentemente in commercio nessuno le cerca), la frequenza dei punti da monitorare, la periodicità e le metodologie da rispettare per le indagini e questo per tutto il territorio nazionale, poi l’operativita’ locale puo’ essere affidata alle Regioni. E’ paradossale che per analisi di questa importanza nel 2016 si usino metodologie differenti ad Ancona rispetto a Bari e Bolzano e si cerchino sostanze diverse da Regione a Regione. Dato che parliamo di salute pubblica, se per le analisi del sangue le metodologie sono analoghe a Palermo e a Torino, altrettanto deve essere per le analisi delle acque. L’attuale situazione non è rispetto dell’autonomia regionale è un lasciar andare ingiustificato a decisioni a volte cervellotiche che servono solo a nascondere i problemi. Fra le riforme di cui si discute, questa che non costa, deve essere in cima alla scala delle priorità.

Un discorso a parte va fatto per il glifosato che è il pesticida piu’ usato al mondo che è stato classificato dallo IARC (Agency for Research on Cancer – IARC), che è il braccio dell’Organizzazione Mondiale della Sanita nel campo dei tumori, come possibile cancerogeno. Il glifosato è stato brevettato dalla Monsanto negli anni 70, il brevetto è scaduto nel 2001 ed ora è presente in circa 750 prodotti diversi. Questo pesticida, che quando è stato cercato nelle acque è stato trovato con frequenze molto alte, è il piu’ usato anche in Italia. Il glifosato è un diserbante sistemico definito totale in quanto non seleziona le piante che è in grado di uccidere. Le piante assorbono questo prodotto a livello fogliare, in poche ore questa sostanza si diffonde in tutta la pianta ed in poco tempo ne determina l’essiccamento. Con l’avvento degli OGM sono state prodotte piante in grado di resistere agli effetti di questo diserbante (mais, grano, cotone soia) con il risultato di permettere agli agricoltori di usare questo prodotto senza danneggiare i raccolti. Solo negli Stati Uniti nel 2012 ne sono state usate 127.000 tonnellate, ma lo stesso avviene in Canada, India, Cina, Argentina, Russia ed Africa. Si stima che il commercio annuo del glifosato ogni anno muova una cifra di circa 5,4 miliardi di dollari, E’ evidente che una parte di queste sostanze rimangono nelle farine o negli alimenti prodotti con le piante OGM resistenti al glifosato. I tedeschi ad esempio hanno trovato in 14 marche diverse di birra residui di glifosato superiori ai limiti previsti per l’acqua potabile. Visti gli interessi in gioco si è aperta un’aspra battaglia legale il fronte innocentista è guidato dalla Monsanto che ancora produce questo diserbante che è venduto in 140 paesi. Per un paese come il nostro che importa il 70% della farina si aprono due quesiti: dato che il commercio mondiale delle farine non prevede la precisazione se sono prodotte con piante OGM e dato che le analisi sulla presenza di glifosato non sono previste come tutelare la salute dei consumatori? In secondo luogo come regolamentare o proibire l’uso di questo prodotto sul territorio nazionale?
Gli studi condotti sul composto «puro», pubblicati anche su The Lancet Oncology – hanno concluso che «le prove che l’erbicida causi il cancro negli animali sono sufficienti», mentre sono «forti quelle riguardanti la genotossicità» del prodotto. Finora l’esposizione ai pesticidi era risultata correlata a un aumento dei casi di leucemie infantili e malattie neurodegenerative, Parkinson in testa. Dal nuovo documento emerge invece una forte correlazione epidemiologica tra l’impiego del glifosato e il linfoma non-Hodgkin. Il parere, vista anche la fonte, ha riaperto la discussione all’interno della comunità scientifica. Già nel 1985 l’Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente aveva indicato il glifosato come possibile cancerogeno umano, tesi poi contraddetta sei anni dopo.

Secondo l’Efsa, l’organo di consulenza scientifica della Commissione Europea in materia di rischi associati alla catena alimentare, «è improbabile che il glifosato costituisca un pericolo di cancerogenicità per l’uomo». Dopo pero’ il clamore suscitato dalle ricerche citate, il parere previsto per marzo della Commissione Europea del rinnovo per 15 anni della possibilita’ di commercializzare glifosato in Europa è slittato a giugno, mentre il Parlamento Europeo ha gia’ dato il parere positivo suggerendo pero’ un rinnovo di 7 anni invece di 15 e la limitazione del commercio agli operatori professionali, la classica mediazione che non scioglie il problema. In questi giorni sono state divulgate delle indiscrezioni sulle trattative sull’accordo commerciale transatlantico che sono tenute ufficialmente segrete. Cosa succederebbe se fosse concordato di seguire le norme per i pesticidi in vigore negli Stati Uniti, con la possibilita’ da parte delle multinazionali di fare causa ad uno stato che proibisce l’uso del glifosato, quando l’organo decisore, da quanto appare dalle indiscrezioni, dovrebbe essere un tribunale privato? Di tutto questo si sa, si parla e si discute troppo poco.