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“Quante parole conosci? Il tuo padrone ne conosce almeno mille”….Così diceva Don Milani ai suoi ragazzi nella scuola di Barbiana, facendo loro capire come l’asimmetria “formativa e informativa” possa costituire un limite e una debolezza verso chi ha il potere delle parole…e quindi della costruzione della realtà anche per gli altri.

Le parole racchiudono segreti, raccolgono significati, agitano demoni, rappresentano fantasmi, esplicano il loro potere seduttivo o repellente, escludono ed includono, coinvolgono o esiliano per sempre con la loro offesa.

Conoscerle e usarle con appropriatezza è un atto di responsabilità prima che di semplice comprensione.

Il viaggio che vorrei fare insieme a voi è di introdurci nelle “segrete” del linguaggio economico, finanziario e politico che si difende a suon di inglesismi per tentare di costruire un glossario alternativo e partecipato che contribuisca a rendere piu’ simmetrica la creazione di senso che ogni parola rappresenta .

La parola di oggi è CEO.

Parla con loro - ceo

Fonte: Il Sole 24 Ore

Ecco un titolo “messianico” che annuncia il futuro “ceo” (pr. sio) della compagnia assicurativa Generali.

La misteriosa parola è l’acronimo di Chief Executive Officer (pr. cief executive offiser) e sta ad indicare figure equivalenti a quelle di amministratore delegato/direttore generale.

Il termine ha un vago senso militaresco: “officer” è traducibile come “ufficiale”.

Generalmente i ruoli apicali di Direttore Finanziario e Direttore di Produzione si traducono come Chief Financial Officer e Chief Operations Officer, spesso si parla dunque di C-levels (tr. Livelli – C ) per indicare i manager ai vertici delle organizzazioni.

Termine abusato, anche riferito ad aziende italiane, ma probabilmente l’anglofilia ha la meglio anche per la sintesi.

Ricordate Troisi in “Ricomincio da Tre”? : Ipotizzando di scegliere il nome per un bambino, Troisi sosteneva che un nome corto fosse preferibile rispetto ad uno lungo: meglio “Ugo” invece di “Massimiliano” che quando l’hai finito “ u’guaglione chissa d’u sta?’

In caso di fuga, dunque, non c’è dubbio: meglio Ceo di Amministratore Delegato…

“Quante parole conosci? Il tuo padrone ne conosce almeno mille”….Così diceva Don Milani ai suoi ragazzi nella scuola di Barbiana, facendo loro capire come l’asimmetria “formativa e informativa” possa costituire un limite e una debolezza verso chi ha il potere delle parole…e quindi della costruzione della realtà anche per gli altri.

Le parole racchiudono segreti, raccolgono significati, agitano demoni, rappresentano fantasmi, esplicano il loro potere seduttivo o repellente, escludono ed includono, coinvolgono o esiliano per sempre con la loro offesa.

Conoscerle e usarle con appropriatezza è un atto di responsabilità prima che di semplice comprensione.

Il viaggio che vorrei fare insieme a voi è di introdurci nelle “segrete” del linguaggio economico, finanziario e politico che si difende a suon di inglesismi per tentare di costruire un glossario alternativo e partecipato che contribuisca a rendere piu’ simmetrica la creazione di senso che ogni parola rappresenta.

La parola di oggi è BIG DATA

il tiro - big data

Con l’espressione “Big data”, (traducibile come… “gran mole di dati”) si indica l’enorme quantità di dati presenti in una banca dati la cui elaborazione per volume, velocità di aggregazione e varietà richiede strumenti analitici evoluti e non convenzionali.

Miliardi di bit restituiscono frammenti di informazioni sulle nostre abitudini, paure, propensioni, preferenze e indifferenze ad ogni click di mouse, schermata di smartphone,  pagamento elettronico o traccia digitale che lasciamo nella quotidianità.

L’ossessione del “ Grande Fratello”  di Orwelliana memoria  (tra l’altro in inglese “Big Brother”) in grado di controllare tutto e tutti è ora affidato a strumenti e modelli di calcolo predittivi che vendono certezze, laddove ci sono causalità molto probabili, ma pur sempre probabili.

Dobbiamo preoccuparci? Non c’è bisogno della statistica inferenziale per pensare di sì….probabilmente.

Il nuovo miracolo digitale promette di ipersemplificare in un codice binario di 0 e 1 tutta la complessità del nostro sentire per convincerci con campagne di comunicazione mirate che cercheremo un vestito a fiori come quello casualmente guardato su un sito qualche giorno fa……

Eppure il gigante è fragile e poggia sui piedi di argilla …. Chi avrebbe mai potuto prevedere che un pericoloso terrorista ricercato in tutta Europa avrebbe passato la notte a casa di amici nel quartiere ghetto dove ha abitato per anni? Una presunzione così semplice da risultare improbabile o semplicemente il terrorismo è materia poco interessante per il Big Brother piu’ attento ai vestiti a fiori?