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Tempo di saldi, in svendita il nostro patrimonio culturale

E’ estate, si ha bisogno di leggerezza, di dolce far niente e anche le nostre letture sono improntate allo svago. Queste poche righe quindi non sono adeguate, lo premetto. Questa volta il Corridoio delle Muse si addentra in una vicenda che per forza di cose ha aspetti che richiedono un po’ d’attenzione e di pazienza. Ma se alla fine della lettura la noia si sarà trasformata anche solo un po’ in consapevolezza e perfino indignazione, queste righe avranno raggiunto il loro scopo.

Ci sono considerazioni che per quanto espresse in un periodo storico lontano dal nostro e legate ad accadimenti contingenti, rivelano la loro universalità e potenza di verità a distanza di molti anni. Scriveva Antonio Gramsci nel 1917, in una celebre pagina: “L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera.”

Un’affermazione utilizzabile per molte realtà della nostra vita e società attuali ma che qui vogliamo declinare a proposito di quanto sta accadendo ai nostri Beni Culturali.

Il 2 agosto 2017 si è consumata sotto gli occhi di tutti l’ennesima erosione legalizzata al nostro Patrimonio, l’ulteriore impoverimento di un bene comune che purtroppo, in tutta evidenza, non viene considerato tale. Il Parlamento ha approvato la legge annuale sul mercato e la concorrenza che apporta significative variazioni a diverse attività di mercato. L’articolo 1 della legge recita: “ La presente legge reca disposizioni finalizzate a rimuovere ostacoli regolatori all’apertura dei mercati, a promuovere lo sviluppo della concorrenza e a garantire la tutela dei consumatori, anche in applicazione dei princìpi del diritto dell’Unione europea in materia di libera circolazione, concorrenza e apertura dei mercati, nonché delle politiche europee in materia di concorrenza.”

Però…ai commi 175 e 176 ecco che si consuma un colpo basso che non è a favore dei “consumatori” presunti beneficiari, ma solo a favore del mercato antiquario internazionale: vengono infatti abbassati i limiti di tutela delle opere rendendole esportabili all’estero.

Semplificando: se prima un dipinto, una scultura, un arredo, un disegno… per essere considerato bene culturale sottoposto a tutela dello Stato che era tenuto ad emettere un attestato di libera circolazione in caso di vendita, doveva avere almeno cinquant’anni, adesso l’opera in questione deve averne almeno settanta. Si badi bene che nel resto della legislazione degli altri stati europei, il limite rimane ancora a cinquant’anni. Quindi non “ce lo chiede l’Europa” come recitava un noto mantra. Il tutto è stato confezionato in nome della semplificazione di mercato, ma in realtà a favore di antiquari e collezionisti che, raccolti nel gruppo lobbystico “Apollo 2” hanno proposto questo emendamento e fatto pressioni affinché venisse inserito nella legge. Costoro non avranno più bisogno di ottenere dallo Stato un certificato di libera circolazione per traferire all’estero un bene con meno di settant’anni.

Come se non bastasse si aggiunge anche che potranno essere esportati senza autorizzazione anche beni più antichi che abbiano un valore commerciale inferiore a 13.500 euro. Valore peraltro, autocertificato da colui che desidera vendere.

Un esempio: se possedessi un dipinto di Guttuso realizzato nel 1950, potrei venderlo all’estero senza problemi mentre prima era necessario un attestato da parte della Soprintendenza, che nel caso di riconosciuto valore culturale del dipinto per la comunità, poteva esercitare diritto di prelazione e acquistarlo per una raccolta pubblica, rendendolo disponibile a tutti. E ancora…se avessi un dipinto del Cinquecento e lo valutassi meno di 13.500 euro, non avrei difficoltà a portarlo fuori dai confini nazionali, per vederlo magari in futuro, appeso alle pareti di un museo tedesco o francese. Chi controllerà se quel disegno vale davvero 13.500 euro? Al momento, a legge approvata, gli uffici esportazione delle Soprintendenze non hanno ancora ricevuto indicazioni su come comportarsi e questo la dice lunga sul grado di smobilitazione alla quale queste dissennate riforme, un po’ alla volta, stanno condannando il potere della tutela.

L’estate è tempo di saldi, lo sappiamo, ma rendiamoci conto che quella che stiamo svendendo è la nostra storia, la nostra cultura, la nostra identità.

L’unica arma è uscire dall’indifferenza e rendersi partecipi di un dibattito che non può e non deve interessare solo poche Cassandre. Quello che accade ci tocca nel vivo e ci priva di una cosa basilare: la nostra storia.

Questo articolo non ha l’ambizione di essere esaustivo su un argomento così complesso. Per approfondimenti

https://emergenzacultura.org/

http://www.patrimoniosos.it/

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2017/08/02/17G00128/sg

 

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