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Transformers, figurine e ruota della fortuna

Assistendo allo svolgimento della politica italiana di questi giorni non possiamo fare a meno di focalizzarci sui protagonisti. 

Vorremmo tanto che si parlasse dei problemi di questa povera Italia e di chi ci vive e delle soluzioni per uscire da questo maledetto tunnel dentro il quale viviamo da tanti, troppi anni. 

Vorremmo, ma non ci riusciamo proprio. Non ci riescono i commentatori e i giornalisti, ma neanche noi ci riusciamo, ed io non sono da meno.

Stamane, leggendo sui giornali dell’ultima sparata di Giggino di Maio ho avuto un flash, una sorta di dèjà vu. 

Mi sembrava di vedere mio nipote, bambino degli anni ’80 giocare con i suoi trasformers. 

Ve li ricordate i trasformers? Quei robot giapponesi che si trasformavano continuamente per affrontare i nemici, sorprendendoli con mirabolanti acrobazie? Alcuni modelli addirittura dapprima sembravano un unico robot ma poi si potevano dividere in tanti piccoli robottini per meglio accerchiare il nemico. 

In questi giochi non esistevano amici ma solo nemici, da vincere attraverso l’arma del trasformismo… tanto mi trasformo che ti confondo, non sai mai chi hai o avrai davanti. E alla fine….io ti annienterò!

Mio nipote trasformava i suoi robottini con gesti velocissimi delle sue manine e condiva il tutto con versi, esclamazioni, esplosioni simulate e promesse di vittoria. 

Eccolo il Giggino, ancora a giocare con i suoi trasformers, come se la democrazia potesse essere giocata con le stesse regole dei robot giapponesi.

E intorno lui troviamo i due Mattei, che giocano ancora secondo le regole delle TV commerciale di Silvio Berlusconi. Tutto quanto è una scommessa, un’asticella da superare, un bluff da smascherare … chi offre di più?

Ma oramai sono ometti cresciuti e quindi usano i social, ognuno secondo le regole che hanno ben interiorizzato durante la loro formazione.

E infine abbiamo Zingaretti. Lui era bambino in un altro periodo, quando si giocava in cortile e si respirava la politica dappertutto, quando si dovevano fare delle scelte, o stavi di qua o stavi di la e non potevi dire oggi una cosa e il giorno dopo l’esatto contrario senza essere preso in giro come un deficiente. 

Niente posto per il trasformismo, semmai potevi contrattare per far valere le tue ragioni. Insomma, se rubavi le figurine ti dovevi vergognare, al massimo potevi giocartele alla mora cinese, e se perdevi, provare a riguadagnartele in futuro.

Sui social questo modo di essere non funziona granché, non suscita emozioni forti, non suscita rancori. Non ancora, almeno nell’infanzia dei social network, vediamo che succederà poi.

Transformers, figurine e ruota della fortuna. Mi chiedo ora cosa saranno i bambini di oggi, quelli che giocano con il tablet. Non lo so proprio… in un certo senso però ho fiducia. Spero che saranno migliori dei Giggini e dei Mattei.

Vartolina

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