|

 

TreSanti: una piacevole scoperta in via Santo Stefano

Di certo una delle vie più trendy del momento è via Santo Stefano. Intendiamoci, in questo ambito, quello del mixing, del buon vino, del piacevole rilassarsi ed allungare le serate, il pezzo di strada che ci interessa è quello che va da Piazza della Mercanzia a Piazza Santo Stefano vera e propria.

Partendo dalla Mercanzia, infatti, abbiamo sulla sinistra, per giovanissimi il “Bar della Mercanzia” seguito dal “Pappagallo”, il vecchio e storico ristorante per anni simbolo della bolognesità trasformato, grazie ad una spregiudicata ristrutturazione in un bistrot specializzato, che gran novità, in taglieri. Continuando, subito dopo questo chiaro dedicarsi ad un turismo un tanto al chilo, altri due locali giovanilisti e similmente turistici: il “Bolpetta” e il nuovissimo “Stix” i cui de hors fanno da contraltare a quello, sotto il portico, di “Colazione da Bianca”. Fino qui, niente di che (nulla cioè che valga la pena essere frequentato), ne convengo. E’ da qui, però, che le cose si fanno interessanti. Dopo Bianca, infatti, all’angolo con via Sampieri, c’è il “Caffè SantoStefano”, antica pasticceria ben conosciuta da bolognesi e no che ha scoperto una propria vocazione all’ora tarda allargandosi in un discreto dehor sotto il portico che giusto lì inizia ad allargarsi ed offrendo, se non indimenticabili bevute, se non altro ottimi apetizer. Subito dopo, la “VineriaFavalli”, buona scelta di buoni vini a prezzi interessanti. L’accoglienza è un po’ così, informale diciamo, ma è da non scartare l’offerta di un piccolo, intimo dehor sia sotto sia davanti il portico. Ma è quello davanti alla Vineria (subito prima di arrivare alla piazza ed ai bellissimi, e nuovi, “Camera con Vista” di cui abbiamo già parlato su queste pagine lo scorso luglio ed “Agricola e Vitale” di cui, già visitato più volte, parleremo ben presto) il locale che ci interessa proporre quest’oggi. Sto parlando dei “TreSanti”, un nome relativamente nuovo per un locale che fu un luogo culto per chi ama il vino e il buon bere, quando Marco Panichi e Piero Tantini, esportando l’esperienza del “GodotWineBar” di via Cartolerie, aprirono il “GodotWineStore” affidandone la gestione a Fabio Giavedoni coadiuvato da Francesca Gori (sono tutti nomi noti, notissimi, del beverage cittadino, infaticabili e benemeriti scopritori, promotori e divulgatori, e a volte importatori, di cantine ed etichette che tutti, o almeno molti, abbiamo imparato a conoscere ed apprezzare grazie a loro).

Certo, le cose da quei tempi sono cambiate. Ognuno di loro, pur continuando ad occuparsi di vino, ha affrontato sfide e percorsi diversi (ma queste, come ovvio, sono, sarebbero, altre storie).

Quello che ci interessa, invece adesso, è questo “TreSanti”. Dopo la chiusura del Godot, infatti, svariate gestioni si sono succedute, nessuna riuscendo a rinverdire i fasti del tempo.

Intendiamoci; nemmeno quella attuale riesce a riproporre in toto quel tempo felice.

Però Alessandra, la gentilissima, deliziosa, titolare ha un che, una spinta, un savoir faire davvero avvolgenti. E non è un caso il francesismo usato. Una lunga, familiare, frequentazione con la Francia, e Parigi, in particolare, le ha permesso di conoscere, assaggiare ed apprezzare i vini francesi, lo champagne in particolare, per poi riversare questa sua predilezione e conoscenza nel procurare al suo locale un buon Pascal Cheminon, naturalmente un petit producteur che però, a differenza dei tanti piccoli produttori che normalmente vengono proposti in tanti falsi bistrot cittadini, offre davvero un’ottima bevuta. Non è certo l’unica possibilità offerta (a me è piaciuto molto anche un blanc de blanc millesimato di Deutz), però questo merita davvero un assaggio. Magari accompagnandolo con uno dei pochi ma gustosi piatti che è possibile ordinare per una cena, il locale apre alle 17,30 e sta aperto fino a tarda notte,  veloce ed informale (friselle, insalate, taglieri: una proposta purtroppo imprescindibile per la tipologia di clientela, turisti in primis, che ormai invadono, gioiosamente s’intende, la città).

Stefano Righini
Share Post