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Tutta Bruxelles alla Zinneke parade

Circa 50mila persone hanno invaso il centro di una Bruxelles piacevolmente soleggiata e calda per ammirare la Zinneke Parade che ha sfilato per le strade principali della città sabato pomeriggio.

Nel 2000 quando Bruxelles era capitale della cultura europea insieme ad altre città (tra cui Bologna), venne deciso di celebrare l’evento con una parata che da allora ha luogo ogni anno pari con un tema diverso scelto dai cittadini stessi tramite votazione.

Per il 2016 fu scelto come tema, due anni fa, la fragilità, mai forse più azzeccato visti i recenti attentati che hanno scosso la città. Quest’anno erano 24 gli Zinnodes ossia i gruppi di cittadini che hanno preso parte alla sfilata. 24 soggetti, tra scuole, associazioni, centri culturali e artisti di vario genere hanno lavorato per mesi e mesi ad inventarsi creazioni originali e colorate per questo carnevale cittadino di fine maggio. Caratteristica principale della festa è che tutto deve essere all’insegna del riutilizzo e che la parata è a trazione umana, vale a dire che nessun mezzo a motore è utilizzato, come tutta la musica e i canti non possono essere amplificati da apparecchi elettronici (anche se a dir la verità, un paio di casse sono state avvistate quest’anno, ma anche velocemente perdonate).

Svariate come sempre le rappresentazioni che andavano da complessi jazz ispirati alla New Orleans degli anni ’70, a personaggi futuristici a la “Avatar” senza dimenticare elfi, fate e piante parlanti che ricordavano il “Signore degli anelli”, per concludere poi con scolaresche vestite di bottigliette di plastica riciclate e nonnine che danzavano con piante come cappelli. Insomma un vero e proprio inno alla fantasia e alla diversità.

D’altronde la Zinneke Parade è la sfilata degli zinnekes, ossia degli abitanti di Bruxelles che sono un vero melting pot di origini diversissime.

Originariamente Zinneke era il nome di uno dei piccoli canali che collegava la Zenne (il fiume di Bruxelles, oggi completamente interrato) al canale Brussel – Willebroeck ma vuole anche dire, in dialetto brussellese, cane randagio, bastardello, proprio come quelli che ogni tanto ci cadevano nel canale. La tradizione vuole che poi si iniziò a definirezinneke l’abitante di Bruxelles in relazione alla sua identità “diversa” e multiculturale che in effetti caratterizza da secoli la città, accentuata ancora di più da quando negli anni ’60 la Commissione europea la scelse come sede, rendendola la capitale europea che tutti oggi conosciamo. Quindi non si poteva scegliere altro nome se non questo per definire un evento che celebra Bruxelles in tutta la sua complessità e multiculturalismo, fatto dai brussellesi per i brussellesi. Da qualsiasi parte del mondo essi vengano.

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