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Tutto in comune, ma l’amore no

[miptheme_dropcap style=”normal” color=”#222222″ background=””]V[/miptheme_dropcap]ivreste mai con il vostro partner in una comune? Tutti assieme in un grande spazio, magari con del verde –un orto!- tante stanze, tutti a dividersi le spese, ognuno fa a turno pranzi cene e pulizie, poi c’è chi si occupa della contabilità, chi è incaricato degli eventuali acquisti – ma stiamo nella stessa casa e viviamo con il nostro amore e i nostri amici. Sembra bello, e inizialmente lo è per i protagonisti del film “La comune” del danese Thomas Vinterberg (lo stesso di “Festen”, e il “Il sospetto”, uno che di dinamiche relazionali ne capisce, diciamo). Siamo negli anni ’70 in Danimarca, e la coppia che sceglie di condividere l’enorme casa con qualche amico e qualche sconosciuto è composta da Erik, architetto docente all’università e Anna, giornalista della televisione molto apprezzata e conosciuta. I due, che non sono proprio giovanissimi e hanno già una figlia adolescente, la dolce Freja, si buttano nell’impresa seguendo il classico modello sociale collettivista in voga in quell’epoca nei paesi nord europei – e che sta tornando ora di moda in tutta Europa- una con grande entusiasmo (Anna) e l’altro con qualche lieve perplessità (Erik). All’inizio tutto va a gonfie vele. La scelta dei coinquilini è bizzarra e divertente, il clima è complice e festoso. Ma poi c’è qualcosa che si incrina e gli equilibri si spezzano. Erik tradisce e confessa tutto alla moglie. E lei, nonostante l’enorme sofferenza, propone una convivenza forzata. Ma l’esperienza si rivelerà difficile – per i coinquilini, la figlia e per la moglie. La comune si sgretolerà?
Curiosamente nei film nord-europei – non so se succede così anche nella vita reale- l’amore sembra sempre dipendere dall’elemento femminile. E’ la studentessa che inizia la relazione con il suo professore, è Anna che propone la convivenza che per molti (italiani e italiane) sarebbe al limite del surreale, sarà la timida Freja a scegliere il suo “amore” e gli uomini, nonostante siano dotati di personalità forti, sembrano sempre passivi di fronte a queste scelte. Forse per questo, sotto sotto, non capiamo perché Anna, nonostante l’età che avanza e che dopo “il confronto” sente improvvisamente pesare, si strugge per un uomo –di cui potrebbe benissimo fare a meno. Ma forse lo sappiamo solo noi perché l’amore non si spiega.
Lo sguardo del regista di “Festen” sempre introspettivo e psicologico, si addentra più che nelle dinamiche della vita nella comune, in quelle della vita di coppia. E l’amore ne esce sconfitto e bastonato. E’ l’amore che rovina gli equilibri. E’ l’amore che mette in crisi l’impresa della comune. E’ l’amore che altera i rapporti con le persone. E’ l’amore che fa male da morire.

Dopo questo film mi è venuto in mente che a Bologna è stato lanciato dal Comune e da ASP un progetto di co-housing nel quartiere Porto. Si chiama Porto15, appunto, ed è una residenza definitiva “collaborativa” per giovani fra i 18 e i 35 anni. Un tempo era il Palazzo dell’Istituto di Aiuto Materno e di Assistenza ai Lattanti, ora è stato ristrutturato da Acer ed è un edificio con 5 piani e, ovviamente, spazi comuni. C’è l’atrio che molto utopisticamente dovrebbe diventare “il baricentro della vita collettiva attorno al quale sviluppare attività sostenibili come gruppi di acquisto solidale e – forse più realisticamente- bacheche per le comunicazioni” ed altri locali comuni tipo la lavanderia e il ballatoio. E poi ci sono 18 appartamenti dove coppie, single e famiglie (basta che siano giovani) possono mantenere intatta la loro privacy (speriamo senza ignorare bellamente gli spazi comuni) e pagare un canone d’affitto agevolato dai 290 ai 390 euro. Un mio amico e la sua ragazza – rigorosamente under 35 e molto socievoli e aperti ad iniziative del genere- hanno fatto domanda e attendono di sapere gli esiti del bando che usciranno a maggio. Ma chissà forse questa non è proprio la comune di Vintenberg, anche se sicuramente sembra più vivibile, almeno secondo i nostri canoni da “italiani”.

Francesca Mezzadri

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Sono Francesca, giornalista pubblicista, pigra e appassionata di cinema e libri. In questa rubrica parlo di quello che vedo, leggo e che mi ispira.