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Un aperitivo di classe ma fuori porta

C’è stato un tempo in cui la movida bolognese percorreva itinerari completamente diversi da quelli odierni.

Non stiamo parlando del periodo d’oro delle osterie (fuori porta o meno che fossero) perché quelle, le osterie, finché hanno resistito (gli osti soprattutto), sono rimaste a simboleggiare i fasti di una Bologna sempre più lontana nel tempo e nei ricordi.

No, quei locali cui ci riferiamo sono stati i primi in città  a cavalcare, e forse anticipare, la moda dell’aperitivo come ora, assai cafonescamente, viene normalmente inteso con l’orrido appellativo di apericena (per carità , il rito dell’aperitivo é stato sempre ben presente nell’immaginario del gaudente, ma all’inizio era una cosa totalmente diversa rispetto al rito che si celebra oggidì, quando l’aperitivo in sé costituisce sempre più spesso il clou della giornata).

Il must, a quei tempi, era rappresentato dai locali gestiti dal cavalier Orlandi: Zanarini, Mokambo e SanDomenico veri e propri templi del buon gusto e del lussuoso rituale del perder tempo in compagnia di buoni amici e di ottime bevute.

In tempi recenti vicissitudini varie e l’imporsi della consuetudine del cenare (malamente, vogliamo dirlo una volte per tutte) bevendo aperitivi, hanno stravolto quel modo di intendere la socializzazione facendo sì che altri locali affiancassero prima e sostituissero poi quei bar conosciuti ed apprezzati anche fuori da Bologna (Zanarini cambiando più volte proprietà e stabilizzandosi solo ultimamente sotto la sapiente gestione di Michele D’Oria, il Mokambo scomparendo del tutto, e il SanDomenico stravolgendo il proprio aspetto ed essenza sotto il marchio di un franchising). Curiosamente, chi aprì quei primi locali, chi intraprese quelle prime avventure, furono proprio i barman, divenuti a loro volta gestori, cresciuti all’ombra del citato cavalier Orlandi (di D’Oria abbiamo già detto, ma altri ne incontreremo strada facendo). Il Caffè che più ebbe successo, tra gli epigoni, fu, grazie al connubio tra la formula nuova ed accattivante della spaghettata o pizzata post aperitivo ed alla fortunata ubicazione, il Caffè dei Commercianti di Strada Maggiore davanti a piazza SanMichele (non deve stupire se si parla di fortunata location; il nightclubbing all’epoca non prevedeva certo le tappe fondamentali di oggi: il quadrilatero, se si esclude l’Osteria del Sole, che comunque alle 8 di sera chiudeva, era deserto. La zona del Mercato delle Erbe in mano a una delinquenza spicciola e agguerrita). La fortuna dei Commercianti, come veniva comunemente chiamato, era la vicinanza all’università. All’università ed ai suoi docenti che avevano l’abitudine di continuare le lezioni, o semplicemente tenere simposio ai propri fedelissimi, nei caffè e nei bar della zona. Fu ai Commercianti, per dire, che Roberto Dionigi, insigne filosofo, scrisse materialmente il suo ultimo libro su Wittgenstein (dedicandolo, appunto ai baristi generosi ed ospitali) e fu sempre ai Commercianti che personalità come Umberto Eco e Giovanna Mizzau tra gli altri passavano pomeriggi e serate di lunghe discussioni e innumeri martini hemingway in compagnia dell’allora emergente intelligencija cittadina. Il barman dei Commercianti era allora Franco DiPancrazio (manco a dirlo, ScuolaOrlandi, un marchio sinonimo di classe, capacità e cortesia). Furono anni di grandi bevute, stimolanti conoscenze e bei ricordi. Visto però che tutte le situazioni, anche le più piacevoli, sono destinate a frantumarsi, così anche la frequentazione dei Commercianti, durata comunque anni, terminò per incomprensioni, stanchezze, scelte di vita diverse dei titolari (oltre che di Franco, del suo socio Claudio). Lo zoccolo duro dei suoi estimatori, però ha continuato a seguirlo negli anni e negli spostamenti (se si incontra un barman in grado di sorprendere e prevenire i desideri, è da considerarsi peccato mortale farselo scappare). Alcune tappe, chiaro, sono state più fortunate di altre, ma quella attuale, il Principe Lievito&Cucina al n.18 di via Mezzofanti (angolo via Masi, dove una volta c’era il PocoLoco, altro locale storico ed indimenticabile della, chiamiamola così, generazione di mezzo per quanto riguarda il rito dell’aperitivo) è sicuramente una di quelle da frequentare e un domani da ricordare. Questo Principe di via Mezzofanti in realtà è la costola di un altro Principe, situato in via Toscana e a sua volta rinomato appuntamento serale (ottimi cocktails e buona scelta di champagne). In questa avventura Franco non è socio (i titolari dei Principi sono infatti Alessio Ciaffi, anche lui ScuolaOrlandi ca va sans dire, Stefano Zimari e Giovanni Contiero, quest’ultimo, bravo e fascinoso patron, proprio al Lievito&Cucina) ma Franco comunque si adopera con le consuete capacità , simpatia, gentilezza e classe per mettere del tutto a proprio agio i clienti (e le clienti; a margine del discorso, è difficile trovare un locale così numericamente frequentato da gruppi di ragazze, una chiara dimostrazione dell’ambiente tranquillo sicuro e per certi versi raffinato che accoglierà  il visitatore).

Il Principe Lievito&Cucina è aperto tutti i giorni dalle 6 alle 24 mentre la cucina, che cambia giornalmente secondo le proposte del mercato (l’altra sera, ad esempio, tra i primi la scelta era tra spaghettone alla chitarra fresco con zucchine saltate mantecato alla rapa rossa, spaghetto quadrato secco con ragù leggero di coniglio o orecchiette pugliesi con calamaretti battuti a coltello, pomodorini e basilico fresco) è in funzione dalle 12 alle 14,30 e dalle 20 alle 22,30. Una cucina fresca, veloce, non impegnativa ma gustosa e di sicura qualità . E naturalmente aperitivi e cocktails di ottima fattura accompagnati da vini e distillati di marca e da un ottimo, ricco e variegato buffet.

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