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Un Emporio da bere

È dai tempi del “BarDiLegno” di via Zamboni (proprio di fianco al giornalaio che da circa un anno ha chiuso anche lui), con Franco dietro il bancone e la scaletta stretta che portava al piccolissimo intimo soppalco, che in zona universitaria (quella per intenderci delimitata dal triangolo che grossolanamente va da SanVitale a BelleArti e dalle Torri alle porte relative) non si beve più bene. Qualche rara eccezione, naturalmente, c’era e c’è ancora. Mi viene in mente la “DrogheriaCalzolari” di via Petroni dove Stefanino e Sauro continuano imperterriti con la loro formula bicchiere di vino – chiacchiere potendo contare su uno zoccolo duro di docenti ed affini che, quasi fossero tanti novelli pifferai magici, si portano dietro stuoli di studenti affascinati (purtroppo, però, la “DrogheriaCalzolari” rimane, appunto, quello che è: una rivendita con gli orari scanditi ed impostati su quelli che sono gli orari di un negozio). Ancora, ricordo, un ricordo che dura il tempo brevissimo di un inverno o poco più, la bolla alcoolicamente felice di un bar in Belmeloro (la brevità dell’esperienza dovuta alla pochezza della richiesta ed all’accontentarsi della clientela fa sì che, nonostante il grande riscontro e i buoni mixed, nemmeno mi ricordi il nome). Per il resto, i mille posti di via Petroni è meglio lasciarli perdere come quelli in Zamboni, in Respighi, in Castagnoli e nelle Moline. Ed anche in Belle Arti, strada di mille pizzerie, baretti, pizzerie ecc …, la qualità è davvero pessima (anche dalla storica “AnnaMaria” adesso si mangia turistic style ed è un mangiare un po’ peggiore, anche se questa è un’altra storia). Si salvano giusto il “ToSteki” di Nicos, lo storico ristorante greco in Respighi o ancora la “Pasticceria delle Arti”, che sorge all’incrocio tra Moline e BelleArti dove una volta c’era il Bar dei Pierini che è ottima anche lei, ma si tratta, appunto, di un ristorante e di una pasticceria.

Il risultato quindi è che per bere bene, bisogna necessariamente spingersi al “Risanamento” di Francesco Barsotti, ma qui siamo quasi alla porta, zona degrado free, e poi si beve solo vino, mentre stavamo parlando di cokctail, aperitivi ecc …).
Da pochi mesi, però, una novità c’è. Certo è presto per dire se la tendenza stia cambiando, ma è incoraggiante sapere che qualcuno, più coraggioso o temerario o disperato di chi è aperto vicino a lui, sta provando a proporre qualità. Sto parlando dell’ “Emporio 1920” (via Castagnoli 2, proprio di fianco all’armeria) che, aperto tutta la settimana tranne il lunedì dalla mattina a tarda sera, propone ottimi cocktail (tra gli altri, un Negroni con il tartufo davvero notevole). Il segreto del giovane e dinamico staff, è di essersi specializzato nella miscelazione avanzata (sostanzialmente un insieme di tecniche di miscelazione molecolare e di miscelazione di prodotti alternativi come spezie, erbe, fiori, marmellate yogurt nonché una prassi che permette di realizzare i principali ingredienti home made risalendo in tal modo a sapori più veri che permettono di lavorare con una qualità superiore). Un’altra caratteristica dell’Emporio, è di avere puntato sulla Tequila nel cui corner dedicato si possono trovare proposte varie etichette. Da non dimenticare anche la grande varietà di rum da abbinare a cioccolate e sigari.
Certo, il locale è minimo, ma curato ed il dehor, che offre pochi posti in più, è praticamente rubato al parcheggio selvaggio che contraddistingue la zona. Ma l’atmosfera che si respira, le piccole attenzioni di cui si è circondati, la qualità dignitosa delle proposte, particolarmente degli apetizer di accompagnamento, sono tutte cose che contribuiscono a fare dell’Emporio una piccola oasi alcoolica felice nel deserto di gusto e qualità che oramai imperversa nel quartiere. Un indirizzo, quindi, da non dimenticare se ci si dovesse trovare in zona.

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