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Un giardino “Clandestino” nel centro di Bologna

Si torna indietro di una cinquantina d’anni. Abitavo a Pescara, all’epoca, e i miei mi mandarono in colonia (presenti le colonie estive, quelle vecchie, già allora, strutture che ospitavano torme di bambini dalle più disparate provenienze) a Porretta. Dopo avermi imbarcato sul treno non senza avermi prima affidato, sicuri, al capotreno (altri tempi, altra cultura, altra vita), mi abbandonarono (scherzo, chiariamolo subito) al mio destino. Fu così che, bambinetto decenne o poco meno, dopo aver trascorso lunghe ore alla scoperta di un paese meraviglioso ed inaspettato (meraviglioso ed inaspettato come poteva essere un paese visto dal finestrino di un treno per un bimbo di quegli anni e di quell’età), mi ritrovai a Bologna dove mia zia (se dico che si chiamava Cesira, nessuno mi crederà, troppo scontato, eppure quello era davvero il suo nome) mi tenne compagnia (in treno da solo ma sorvegliato dal capotreno è una cosa, disperso nella  tentacolare stazione di Bologna è tutt’altro) fino alla partenza della littorina per Porretta. Il breve tempo trascorso insieme, lo passammo in un luogo che nei ricordi del bimbo che fui, rimane magico e bellissimo: si saliva una scalinata immensa, bianca di marmi ed allietata dal suono argentino delle acque fresche di una fontana monumentale; una volta, poi, raggiunta la sommità della scalinata, ecco un parco immenso, pieno di alberi e di bambini che correvano in un prato sterminato e che giocavano con le barchette in una fontana così grande che, per me abituato comunque al mare, sembrava infinita. La cosa più bella però, erano i chioschetti e le baracchine dei gelati, delle bibite e, soprattutto, soprattutto per me che non le avevo mai viste né, tantomeno, assaggiate, delle crescentine fritte. E fu così, gustando golosamente una calda, friabile, gustosissima crescentina che trascorsi il tempo prima della partenza per Porretta.

Tutto questo per dire che riuscire a scoprire perché il parco della Montagnola (il primo vero giardino pubblico di Bologna, nato sulle macerie della rocca di Porta Galliera e la cui sistemazione definitiva si fa risalire al periodo napoleonico prima che, alla fine dell‘Ottocento, il Parco venisse dotato di un nuovo ingresso scenografico adornato nel 1903 dal monumento ai caduti dell’VIII agosto e dalla monumentale scalinata d’ingresso, il Pincio di Bologna, realizzata nel 1896) sia stato scientemente abbandonat0 nel corso degli anni fino a diventare ricettacolo di piccola delinquenza, spaccio e disagio sociale, vorrebbe dire risolvere uno dei grandi misteri di Bologna.

Fortunatamente, però, dal 2010 esiste una realtà, il GruppoMontagnola composto da AntonianoOnlus e ArciBologna, che faticosamente lavora per la riqualificazione di questo spazio proponendo progetti ed iniziative culturali varie. Tra queste ultime, la più importante è senza dubbio rappresentata dalla stagione estiva. Una stagione estiva che quest’anno, cominciata l’8 giugno, andrà avanti fino al 5 settembre e che vede la gestione dello spazio ristoro affidato al ClandestinoBeerGarden, l’ennesimo sembiante di quel format di indubbio successo (un successo, chiariamolo, dovuto a buon gusto, professionalità ed intelligenza imprenditoriale dimostrati negli anni da Roberta e Lorenzo, i titolari dei vari CameraASud, ViaConMe, Cameo (il ristoro della Cineteca), tutte realtà fortemente connotate nell’immaginario dei viveur, o più semplicemente dei gourmet, cittadini e nel tessuto di quella Bologna che vive, ed ama vivere, i propri momenti di svago (aperitivi, cene, incontri) privilegiando la rilassatezza ed il calore di luoghi comunque discreti, di buon gusto e via dalla pazza folla (provate a sedervi in uno dei tavolini anticati, trovarobati come sempre da FreakAndò, che riempiono questo grande spiazzo rotondo, sembra quasi la pedana di una balera di una volta, rallegrato dalle immancabili lampadine bianche e tonde che fanno tanto piazza centrale di un qualunque paesino provenzale; sembrerà davvero di essere in un altro tempo, in un altro luogo).

Comme d’habitude, i piatti proposti sono pochi, ma curati, e soddisfano comunque anche esigenze vegetariane se non vegane (erbazzone, focaccia alle olive, pizza margherita, panini vegetariani, insalate di cereali e verdure, frutta, muffin e torte e poi ancora arrosticini, panino con salsiccia o black angus o filetto di sanpietro, spiedini di gamberi e di seppia), ed è possibile accompagnarli con poche ma curate bottiglie tra cui svettano il franciacorta di Bonfadini ed il lambrusco di Saetti o da un buon assortimento di birre (peroni cruda, yakida red, san benoit blonde) o dai più classici, conosciuti ed apprezzati long drink (spritz, spritz veneziano, negroni, moscow mule, mojito, daiquiri, gin e vodka tonic).

Resta da parlare, tornando alle iniziative del GruppoMontagnola, della rassegna “MontagnolaJazzClub” che, sotto la direzione artistica di Piero Odorici, si svilupperà dal 14 luglio al 7 agosto e vedrà alternarsi sul piccolo, raccolto, palco sotto le stelle, una nutrita schiera ben variegata di grandi interpreti jazz.

Quelli che seguono sono gli appuntamenti di luglio:

Venerdì 14: “The Connection” trio Piero Odorici tenor e soprano sax – Darryll Hall bass – Roberto Gatto drums

Lunedì 17: “Jazz in Bo! WesMontgomeryTribute”: Paolo casadio guitar , Fabio Tuminelli Bass, Stefano Sorace drums

Giovedì 20: Legendary “Jhonny O’Neal trio”: Jhonny O’Neal piano and voices, Ben Ruben bass, Itay  Morchi drums

Domenica 23: Duo Taufic Feat Cristina Renzetti e Roberto Rossi: Roberto Taufic guitar, Eduardo Taufic piano, Crisitna Renzetti voice, Roberto “Red” Rossi drums

Lunedì 24: “Jazz in Bo! OscarPetersonTribute”: Onofrio Paciulli piano, Luca DalPozzo bass, Dario Mazzucco drums

Giovedì 27: Open Door 4ET: Robert Bonisolo tenor sax, Paolo Birro piano, Lorenzo Conte bass, Alvin Miller drums

Lunedì 31: “Jazz in Bo! CedarWaltonTribute”: Emiliano Pintori piano, Mirko Scarcia bass, Peter Seller drums

Stefano Righini

Stefano Righini
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