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Un viaggio….oltre gli orizzonti. 20 giugno, Giornata Mondiale del Rifugiato.

Tra pochi giorni sarà il 20 giugno, data in cui si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato, appuntamento annuale voluto dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione di rifugiati e richiedenti asilo nel mondo che lasciano le loro case per fuggire da guerre persecuzioni. 
Migliaia di persone vulnerabili in movimento, donne, uomini, bambini.

Secondo i dati dell’ UNHCR – l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati – nel 2017 il numero dei rifugiati nel mondo ha toccato la cifra record di 68,5 milioni. In particolare 16,2 milioni hanno lasciato la propria abitazione per la prima volta o ripetutamente. Detto in altri termini: sono scappate 44.500 persone al giorno, una ogni due secondi.

Nel 2018, nonostante il numero di arrivi sia stato molto più basso rispetto a quello registrato in Italia ogni anno fra il 2014 e il 2017, i viaggi sono rimasti pericolosi come sempre. 
L’ultimo rapporto (sempre di UNHCR) “Viaggi disperati” stima che 2.275 persone abbiano perso la vita nel Mediterraneo nel 2018, una media di sei morti al giorno.

E’ sotto agli occhi di ognuno di noi quello che sta capitando in mezzo a quel mare. Dalla primaria formula “porti chiusi” al Decreto sicurezza bis (che, in particolare,concede al Ministro dell’Interno il potere di “limitare o vietare l’ingresso, il transito e/o la sosta di navi nel mare territoriale, qualora sussistano ragioni di ordine e sicurezza pubblica“), è sempre più in aumento l’azione di intercettazione dei migranti e il loro conseguente trasferimento in Libia. Luogo/porto tutt’altro che sicuro, ribadito dalla Commissione Europea, ONU e OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) per le pessime condizioni di salvaguardia e per i particolari rischi a cui sono esposte le persone: abusi, violenze, torture, stupri. 
Un vero e proprio inferno.

E’ capibile, quindi, che anche con un numero minore di navi umanitarie in mare le persone prive di alternativa, con la disperazione fuori e la speranza dentro, continuino a provare questa rischiosissima traversata.

Esistono diverse prospettive da cui guardare questo fenomeno; io ho deciso di guardarlo dalla parte del mare. 
Da quel principale mare dell’Europa meridionale, un tempo culla di civiltà ed ora scenario di angoscia e morte. Da quell’acqua che divide “noi”da “loro”,  e penso che nascere al di qua o al di là del Mediterraneo è una questione di mera fortuna, ed essere nata dalla parte fortunata non fa di me una persona migliore. 
Non ho conosciuto la guerra, la miseria, la fame. Ho potuto studiare, ho un lavoro. Ho una casa, posso curarmi, avere servizi. Posso frequentare i posti che desidero, parlare liberamente. 

E riflettendo su questo, mentre incrocio gli occhi di quelle donne, uomini e bambini, la prima cosa che provo è rispetto. Rispetto per coloro che tutto questo possono solo sognarlo.

Qui si può scaricare il  Rapporto completo “Viaggi disperati.

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