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Una possibile schiarita nel nebuloso cielo del Comunale di Bologna

Più di ventiquattr’ore (intervallate da una breve e doverosa pausa notturna) di serrato confronto.

Alla fine, però, una schiarita si intravede nel nebuloso cielo che sovrasta, ormai da tempo, la più prestigiosa istituzione  musicale bolognese: il Teatro Comunale.

Facendo un po’ di storia, è della primavera scorsa la notizia dell’apertura di una procedura di licenziamento collettivo riguardante trenta dipendenti della Fondazione individuati tra il personale amministrativo e tecnico.

Di legge, erano previsti 75 giorni tra consultazioni e tentativi di ricomposizione, in due fasi successive e distinte, prima di poter procedere ai licenziamenti e al successivo ricollocamento degli interessati in ALES (Arte Lavoro e Servizi) una S.p.A. a capitale interamente pubblico; ricollocazione, questa , che avrebbe però comportato un cospicuo demansionamento categoriale e retributivo.

Ora, dopo mesi di serrate trattative culminate nel tour de force di cui all’inizio, il futuro dei lavoratori del Teatro Comunale sembra, se non più roseo, almeno meno grigio.

Sono infatti stati individuati alcuni correttivi (un incentivo iniziale ad accettare il trasferimento nonché un altrettanto inevitabile accompagnamento economico a sopperire almeno in parte l’abbassamento della retribuzione) oltre ad avere trovato un’intesa su un numero decisamente inferiore di candidati (nel frattempo, infatti, potendo profittare di un’apposita apertura offerta dalla legge 112 del 7 ottobre 2013, si è potuto provvedere ad alcuni prepensionamenti che hanno necessariamente influito sul numero dei dipendenti esuberati).

Nulla di eclatante, d’accordo, e soprattutto, nulla è ancora stato accettato o sottoscritto da chiunque.

Ma le premesse per evitare almeno in parte quella che si prefigurava come una tristissima storia autunnale, adesso ci sono.

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