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Una seconda giovinezza per la canapa

La canapa è una vecchia conoscenza delle campagne tra Bologna e Ferrara. Per secoli la fertile pianura alluvionale della “bassa” è stata una delle aree mondiali più vocale alla produzione di canapa di qualità destinata alla realizzazione di corde, canapi, vele da navigazione, telerie e materiali tessili. Lo testimonia un celebre dipinto del 1615 di Francesco Barbieri, detto il Guercino, che, con grande efficacia, raffigura la faticosa estrazione dei fasci di piante dal maceratoio e la loro collocazione in pile coniche ad asciugare. Una tecnica colturale descritta con grande puntualità da Vincenzo Tanara, il maggiore agronomo bolognese del Seicento, nel suo “Economia del Cittadino in villa”. Nel 1748 Beniamino D’Israeli, ebreo di origini spagnole ed importante commerciante di materiali a base di canapa, nonche’ nonno, omonimo, del futuro primo ministro della Regina Vittoria, emigro’ dalla nativa cittadina di Cento, epicentro della canapicoltura emiliana, nella grande Londra, per approvigionare direttamente la potentissima flotta inglese. All’inizio del 900 con la diffusione delle navi a carbone, la concorrenza dei meno costosi materiali a base di cotone e di juta e lo sviluppo delle fibre sintetiche la canapicoltura declinò irrimediabilmente. Nulla, però, fortunatamente, è per sempre. Gli ultimi anni hanno visto un rifiorire di interesse per la coltivazione, sottolineato anche dalla approvazione alla fine del 2016 di una apposita legge nazionale che semplifica le procedure autorizzative e che stanzia aiuti economici. La seconda giovinezza della canapa è trainata dalla scoperta dei suoi innumerevoli possibili impieghi “moderni” e “sostenibili”. In campo edilizio, ad esempio, offre la possibilità di realizzare “biomattoni” in grado di assorbire la Co2 e contemporaneamente di essere permeabili ai vapori ed isolanti termici ed acustici. Nel campo delle materie plastiche può sostituire quelle derivate dal petrolio attraverso l’uso della cellulosa per plastiche biodegradabili. Dalla stoppa e dalla parte legnosa della canapa dopo l’estrazione della fibra tessile o dei semi è possibile fabbricare sia carta di alta qualità che carta di comune utilizzo. Rispetto alla coltivazione del cotone richiede un impiego di pesticidi e di fertilizzanti decisamente inferiore. Dai fusti pressati ed assemblati della canapa è possibile ottenere tavole più leggere e flessibili rispetto a quelle in legno. La pianta puo’ essere utilizzata per la bonifica di terreni contaminati da metalli pesanti. Ma la canapa può essere tanto altro ancora: olio, vernici, saponi, cere, cosmetici, detersivi, pasta, birra. Senza dimenticare, naturalmente, i possibili ed importanti usi terapeutici.

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