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Un’agricoltura finalmente libera dagli OGM

Il 9 marzo di quest’anno è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea l’accoglimento della richiesta italiana di esclusione sul territorio nazionale delle coltivazioni geneticamente modificate autorizzate dalla UE. Dopo oltre vent’anni di battaglie l’Italia, assieme ad altri 18 paesi UE, chiude formalmente le porte alla coltivazione degli OGM, grazie alla recente direttiva UE che consente ai singoli Stati membri di autodeterminarsi in materia. Un traguardo importante, contrastato e tenacemente perseguito. L’Emilia-Romagna è stata tra le prime regioni agricole a dichiararsi OGM free e a reclamare una conseguente disciplina legislativa. Le motivazioni? Ne’ ideologiche, né antiscientifiche, semplicemente economiche, oltre alla doverosoa attenzione al principio di precauzione e ai rischi di subalternità dei coltivatori verso i proprietari dei brevetti. Qui gli OGM possono portare solo svantaggi. Innanzitutto quelli derivanti dai rischi di contaminazione e di ibridazione delle colture tradizionali e biologiche. In una realtà di piccoli appezzamenti, con più colture in atto, con centri di stoccaggio, lavorazione e confezionamento in comune tra centinaia di imprese, con il sistematico ricorso ad operatori contoterzisti, la contaminazione è una certezza. E con la contaminazione se ne va la libertà dell’agricoltore di non coltivare OGM, nonché la unicità, la biodiversità e la qualità delle produzioni, cioè le ragioni stesse delle potenzialità di mercato dei nostri prodotti. Se poi si dovessero obbligare gli agricoltori ad una separazione “blindata” delle coltivazioni OGM da quelle non OGM, con duplicazione di macchine, attrezzature, impianti, centri di stoccaggio, lavorazioni esterne e personale, i costi andrebbero alle stelle. Infine, se l’OGM garantisce, ovunque, nel mondo, standard uniformi, la differenza competitiva la faranno le economie di scala. La tipica piccola-media azienda nostrana avrà modeste economie di scala, la grande, grandissima azienda americana enormi. Su queste ultime si tarerà il prezzo dei mercati mondiali, che risulterà quindi remunerativo per gli yankee e in perdita sicura per quelli di casa nostra. Quindi benvenuto divieto di coltivazione. Per chi ama gli OGM, però, nessuna paura: continueremo ad importarli…

 

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