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Vademecum di sopravvivenza per storici dell’arte ovvero racconti semiseri di vita in un museo dall’altra parte della biglietteria

Capitolo Primo

Come ti divento storico dell’arte

Se ti trovi davanti ad un gruppo di turisti in brache corte, sandali e calzini o vestitini millefiori con cappelli di paglia e senti i loro occhi puntati addosso come spilli che ti trafiggono, se t’impaccia la valigetta- microfono che pare un baule e che vorresti tenere a tracolla ma in realtà ti s’infila nelle costole, se la gola ti si è seccata, la lingua diventata di felpa, se stai pensando “ma perché non mi sono iscritto a economia e commercio come voleva mio padre”, se sei sicuro di esserti dimenticato tutto ma proprio tutto quello che volevi dire… Stop! calma…la diagnosi è semplice: sei un giovane storico dell’arte e stai per cominciare una delle tue prime visite guidate in museo.

Facciamo un passo indietro come si conviene per chiarezza  e come ogni romanzo d’appendice da Carolina Invernizio in poi consiglia.

Partiamo dal concetto che se si è così fortunati da  lavorare in un museo si corona un desiderio covato da tempo perchè non si è attirati dall’enormità degli stipendi o da plurime gratificazioni pubbliche ma si da’ corpo ad una passione che in genere si è sviluppata in età prepubere. Per il ragazzino amante delle opere d’arte,  le donne nude non si sbirciano su Playboy ma sui “I Maestri del Colore” mentre l’unico possibile bacio è quello di Hayez o più audacemente quello di Klimt.

Se avete un figlio o una figlia così state in guardia: sottraetegli i libri d’arte, impeditegli di vedere Rai 5, togliete i dipinti dalle pareti, non portateli nei musei e sottoponeteli a intense sedute di Playstation e ascolto compulsivo degli One Direction. Non funziona e insistono? Tenete duro ma nel momento in cui sotto il letto di vostro figlio trovate una monografia su Toulouse Lautrec e vedete che vostra figlia si unisce le sopracciglia con un tratto di eyeliner per assomigliare a Frida Khalo, non c’è niente da fare, siete condannati.

Fatevene una ragione: non tutti possono diventare spacciatori o scippatori di vecchiette, qualche storico dell’arte purtroppo c’è in ogni famiglia. Non vergognatevene troppo, vogliate loro bene ugualmente e sappiate che in futuro saranno l’oggetto di attenzione da parte di schiere di signore del Rotary, patronesse del FAI, presidi in pensione e qualche tirocinante assetato di sapere. C’è un’umanità che li apprezzerà.

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