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Vita e avventure di Jack Engle

Il 13 marzo 1853 chi avesse letto approfonditamente le pagine del NewYorkTimes, avrebbe forse notato un trafiletto che pubblicizzava la pubblicazione il giorno dopo sul SundayDispatch, un settimanale concorrente, della prima puntata di un romanzo anonimo, un romanzo che avrebbe trattato di … filosofia, filantropia, pauperismo, legge, criminalità, amore, matrimonio e così via.

Nulla di che quindi, nemmeno per tempi in cui il lettore non molto altro si aspettava da un romanzo d’appendice. Non fosse che, nel 2016 grazie al lavoro ed alla dedizione di un giovane studioso, quel testo anonimo fu riconosciuto come un romanzo perduto di Walt Whitman, il grande padre della poesia americana (suo il fondante “Foglie d’erba”, poesie che anticipano profeticamente tanta e tanta, per non dire tutta, la letteratura nordamericana che conosciamo) e come tale, romanzo ritrovato di Whtiman, stampato dalla UniversityOfJowaPress con il suo titolo originale di “Vita e avventure di Jack Engle” (in Italia tradotto nel 2017 da Mattioli 1883). Ma perché la riedizione di un romanzo appartenente di diritto al filone del city mistery novel (come detto, il romanzo d’appendice) tanto scalpore suscitò? Sostanzialmente, perché quel testo costituisce, cronologicamente in quanto scritto contemporaneamente o quasi, il momento di passaggio tra il Whtiman precedente (quello attivo fino al 1848 circa cioè, ritenuto un comune giornalista e poco più di un poeta convenzionale) e il Whtiman autore di quella che viene considerata “… la bibbia in versi della democrazia americana …”. Il valore del romanzo, dunque, una storia “… di buoni e cattivi, puri e corrotti, squallidi figuri ed amici veri, genitori adottivi e naturali (cui si aggiungono una ballerina spagnola, un’affascinante giovane quacchera, un provvidenziale e giocoso cagnolone nero, un  lattaio dal cuore buono), tragedie del passato e speranze per il futuro, insomma una fantasia dickensiana ambientata in una NewYork vitale ed inconsueta fatta di una girandola di strade, teatri, barche, cimiteri, stanze misere e casette linde …”, starebbe nel suo testimoniare il processo della scoperta personale di Whitman stesso. Non si tenesse conto del suo costituire comunque una lettura godibilissima e avvincente, emozionante e commovente che molto riporta alle buone letture di una volta come potevano essere “Tom Sawyer” o “L’isola del tesoro” e anche il “Christmas Tale” che introdusse la mitica figura di Uncle Scroogle,  testi ai quali questo si apparenta non fosse altro per lo spirito positivo e l’ironico assunto di fondo.

Una lettura perfetta, insomma, per questi lunghi pomeriggi estivi.

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