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#vivalacampagna

Nel 1970, Nino Ferrer, eclettico artista italo-francese, portò al successo “viva la campagna”, un inno ecologista, ante litteram, che descriveva il mondo rurale come un nuovo paradiso in terra, contrapposto all’inferno di una città sempre più caotica ed inquinata. Ma non era una campagna reale. Era quella che immaginavano i cittadini delle metropoli, ignari che era in corso una mutazione epocale nelle campagne, la cosiddetta “rivoluzione verde” che mirava al rapido incremento della produttività agricola attraverso l’impiego massiccio della chimica, l’introduzione di nuove varietà vegetali e razze animali più produttive rispetto a quelle locali, la esasperata meccanizzazione. Le campagne persero il loro connotato di implicita salubrità, naturalità e biodiversità. Crebbero  le malattie connesse all’eccessiva frequentazione dei pesticidi, si ridussero fino a scomparire le lucciole, le rondini, i pipistrelli, le rane e tante altre sentinelle ambientali. In quello stesso periodo qualcuno si adoperò per contrastare la deriva in atto. In Emilia-Romagna si distinsero il Professor Giorgio Celli, entomologo, e l’Assessore regionale all’Agricoltura, il cesenate, Giorgio Ceredi. Dalle loro intuizioni e collaborazione nacque la lotta biologica ai parassiti delle piante e, successivamente, un nuovo modello di agricoltura senza chimica o con un impiego estremamente limitato della stessa. Oggi la nostra regione e’ la prima nel centro nord Italia per produzioni biologiche e tra le prime in Europa per tecniche a minimo impiego di sostanze chimiche (produzione integrata) e per produzioni tradizionali tutelate dalla UE. Molta strada e’ stata fatta. Molta resta da fare. Il nuovo traguardo si chiama cibo della salute. Ne parleremo ancora.

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