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“… nella mia biblioteca mi sentivo circondato da questa  maggioranza silenziosa (come Omero chiamava i morti), una torma di pagine che custodivano la chiave del mio passato e le istruzioni per il mio presente … tutto questo è ormai perduto … Forse la perdita è un tratto ereditario. Mia nonna materna aveva un talento per perdere le cose. Da ragazzina aveva lasciato i sobborghi di Ekaterinburg per emigrare nella Mesopotamia argentina, in una colonia del barone Hirsch, e da quel mondo di gauchos ebrei era poi passata al quartiere ebraico di Buenos Aires, chiamato Once. Perfino nei ristretti confini del suo piccolo appartamento riusciva a smarrire le cose. I suoi fazzoletti di pizzo scomparivano misteriosamente nelle profondità della sua borsetta nera.  I fiammiferi per le candele dello Shabbat svanivano dal posto in cui dovevano stare, accanto al samovar. Quando aveva bisogno di cannella macinata per lo strudel di mele, al suo posto appariva come un fantasma il pepe bianco, mentre quando le serviva il pepe per il gefilte fish il posto del pepe nel portaspezie era vuoto. Mia nonna perdeva ricette, fotografie, calze, documenti, gioielli, soldi. Perdeva il biglietto del tram così tante volte che i controllori (che a forze di vederla per decenni sulla stessa tratta dello stesso tram la riconoscevano subito) passavano semplicemente oltre con un cenno del capo ed un sorriso … Eppure, nonostante tutto, perdere le cose non preoccupava mia nonna: Abbiamo perso la casa in Russia, abbiamo perso i nostri  amici, i nostri genitori. Io ho perso mio marito. Ho perso la mia lingua – diceva in uno strano miscuglio di russo yiddish e spagnolo – perdere le cose non è così grave, perché impari a godere non di quel che hai ma di quel che ricordi. Dovremmo abituarci a perdere …”.

VIVERE CON I LIBRI” di Alberto Manguel.

Perché solo chi abbia stipato in 48 scatoloni (scatoloni da trasportatore, quelli belli capienti) i propri libri (ed essersi accorto di averne ancora una ventina da riempire, ad occhio) e chi si sia reso conto che, stipando quei libri stava rinchiudendo con loro anche la perdita lunga anni di amici e parenti, amori e ricordi, città e giochi, speranze e illusioni, può dire di essere entrato a far parte del club.

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