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Cosa hanno rappresentato le elezioni del 4 marzo 2018 per la sinistra e per i suoi elettori? E’ questa la domanda che ci siamo posti all’indomani degli esiti elettorali e lo abbiamo fatto perché pensiamo che solo partendo da una riflessione attenta possa seguirne un’analisi e quindi una proposta.

L’esito delle elezioni del 4 marzo era prevedibile, non nella sua interezza certamente, ma negli ultimi mesi e nelle ultime settimane si era delineato un trend che poteva far presagire quel risultato, almeno per il campo del centro sinistra.

E dopo una sconfitta così bruciante occorre, come nello sport, tornare negli spogliatoi e capire cosa non ha funzionato e di conseguenza migliorare e se il caso cambiare gli schemi.

Più di 300 mila voti persi alla Camera nella sola Emilia-Romagna per i PD, mentre la Lega è passata da circa 70 mila voti nel 2013 agli attuali 417 mila, diventando così il terzo partito qui in Regione dietro Movimento 5 stelle e Partito democratico.

Interrogarsi su questa perdita di consensi porta ad un’unica conclusione: abbiamo smesso di rappresentare quelli che ci votano. La rappresentanza in politica è fondamentale e l’elettore deve identificarsi con l’eletto, sentire che lo rappresenta nelle scelte che come deputato o senatore è chiamato a fare. Se la sinistra non riesce più a fare questo significa che lo farà qualcun altro, che il nostro elettore si girerà da un’altra parte e si identificherà con un’altra forza politica. E molti dei vecchi elettori di centro-sinistra, stando ai dati, hanno già chiaro a quale forza politica guardare.

Se vogliamo che i cittadini ci ascoltino e ci votino dobbiamo ripartire dai temi. Il lavoro, in primis, perché se è vero che in alcune aree del Paese l’economia ha ripreso a crescere, c’è ancora un Sud Italia dove il lavoro continua ad essere un miraggio. E lavoro non significa solamente creare nuovi posti di lavoro, ma significa anche diritti. Diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, quei diritti che i governi degli ultimi anni hanno spazzato via, dall’abolizione dell’articolo 18 al Jobs act. Scelte che non hanno fatto che acuire le differenze sociali, facendo aumentare il divario tra i più che hanno sempre meno e i pochi che hanno sempre più. E una società sempre più divisa al suo interno, è una società che cerca risposte nella classe politica, quelle risposte che la sinistra ha il dovere di dare se non vuole perdere il proprio ruolo di rappresentanza dei ceti sociali più bisognosi.

Per questo è importante non solo ripartire dai temi, ma anche dai fondamentali: c’è bisogno di partiti che siano in grado di elaborare la realtà per dare delle risposte ai bisogni. Perché o li capiamo, o altrimenti non si capisce perché ci dovrebbero votare.

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